mercoledì 19 agosto 2009

Cantando sotto la pioggia
























(Singin' in the rain)

1952, regia di Stanley Donen e Gene Kelly

Regia: Stanley Donen, Gene Kelly
Cast: Gene Kelly, Donald O'Connor, Debbie Reynolds, Jean Hagen, Cyd Charisse, Rita Moreno

Sceneggiatura: Betty Comden, Adolph Green

Musica: Lennie Hayton

Fotografia: Harold Rosson

Montaggio: Adrienne Fazan

Scenografia: Cedric Gibbons, Randall Duell

Costumi: Walter Plunkett

Durata: 102 min.

Trama: Il film è ambientato durante il passaggio dal cinema muto al sonoro, alla fine degli anni Venti Il protagonista, Don Lockwood (interpretato da Kelly), è un'acclamata star del muto, con un passato di ballerino, musicista e stuntman. Don non sopporta la sua partner sullo schermo, la bionda e svampita Lina Lamont. Il successo dei primi film sonori costringe il produttore della Monumental Pictures, R.F. Simpson, a trasformare l'ultimo film della coppia, "The dueling cavalier" in un film parlato, il che si rivela difficile data la voce gracchiante e fastidiosa di Lina. Dopo uno screen test fallimentare, il migliore amico di Don, Cosmo Brown suggerisce di trasformare il film in un musical, "The dancing Cavalier", nel quale Lina verrebbe doppiata dalla giovane attrice Kathy Selden, di cui Don si è nel frattempo innamorato. Lina si infuria quando scopre la verità e cerca di sabotare la storia d'amore, nonché di costringere Kathy a continuare a doppiare i suoi futuri film. Alla prima il film è un enorme successo e quando a Lina viene chiesto di cantare, Don, Cosmo e R.F. la convincono a cantare in playback con Kathy dietro le quinte, per poterla smascherare alzando il sipario durante la sua esibizione






































domenica 16 agosto 2009

Sansone e Dalila




















(Samson and Delilah)

1949, regia di Cecil B. De Mille

"Samson and Delilah" - Biblico - 1949 - USA - Paramount
Regia Cecil B. De Mille
Cast Victor Mature, Hedy Lamarr, George Sanders, Angela Lansbury, Henry Wilcoxon, Russ Tamblyn
Sceneggiatura Vladimir Jabotinsky, Harold Lamb, Jesse Lasky Jr.,Fredric M. Frank
(dal libro della Bibbia e da un racconto di Vladimir Jabotinsky)
Musica Victor Young
Fotografia Dewey Wrigley, George Barnes
Premi Premio Oscar Scenografia e arredamento, Costumi Nomination all'Oscar Colonna sonora, Fotografia, Effetti speciali
Trama Sansone è innamorato di Semadar, figlia di un ricco filisteo, ma la fanciulla viene uccisa insieme al padre durante il loro banchetto di nozze. Quando poi a Sansone viene chiesto di rispettare la tradizione e sposare la sorella di lei, Dalila, lui si rifiuta e lei che è innamorata di lui, arde dal desiderio di vendicarsi. Riesce a diventare la favorita del capo dei filistei e a conoscere il segreto della forza di Sansone, lo attira con un tranello nella sua tenda e dopo averlo addormentato con una droga, gli taglia la chioma. Consegnato ai filistei, Sansone viene accecato, legato ad una macina e continuamente esposto agli insulti dei nemici. Una notte, anche Dalila va da lui per schernirlo ma, impietosita, vuole liberarlo e gli propone di fuggire insieme. Sansone, che sente ritornare il vigore di un tempo, rifiuta ma ben presto un triste destino vedrà i due condividere la stessa drammatica sorte. E' uno straordinario spettacolo di costumi e colori in un film biblico che possiede penetrabile vigoria e notevole forza attrattiva. Con Victor Mature e la meravigliosa Hedy Lamarr



























domenica 5 luglio 2009

La vita è meravigliosa





















(It' s a Wonderful Life)

1946, regia di Frank Capra

"Caro George, ricorda che nessun uomo è un fallito se ha degli amici!"

Titolo originale: It's a wonderful life
Nazione: Usa
Anno: 1946
Genere: Commedia
Durata: 131
Tratto da: RACCONTO "THE GREATEST GIFT" DI PHILIP VAN DOREN STERN
Regia: Frank Capra
Produzione: FRANK CAPRA PER LA LIBERTY FILMS
Distribuzione: RKO - NUOVA ERI, MULTIVISION, RICORDIVIDEO, PANARECORD, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE, RCS FILMS &TV
Cast: James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore, Thomas Mitchell, Henry Travers, Beulah Bondi, Frank Faylen
Trama: Fin da ragazzo George Bailey ha mostrato una grande forza d'abnegazione. Quando suo padre viene a morire, George abbandona ogni progetto più caro, rinunzia agli studi universitari, per mandar avanti la Società di costruzioni che il padre ha fondato con l'intento di offrire case a buon mercato a piccoli borghesi ed artigiani. Egli prosegue con successo l'opera paterna, superando l'ostilità del vecchio milionario Potter, finanziere esoso e senza cuore. La vigilia di Natale, il vecchio zio di George smarrisce ottomila dollari della Società, esponendo questa al pericolo del fallimento. Potter, che ha trovato la somma smarrita, si guarda bene dal restituirla; e quando George gli domanda aiuto, glielo nega. George, disperato, decide d'uccidersi, ma la Divina Provvidenza gli manda incontro il suo Angelo Custode, che con uno stratagemma gli impedisce d'attuare il suo proposito. E poiché George afferma che vorrebbe non esser nato, l'angelo gli fa vedere quale ne sarebbero state le conseguenze per le persone che ama. George comprende il valore della vita, e tornando a casa, apprende che i suoi amici hanno raccolto tra loro la somma mancante e salvato la Società.



























mercoledì 1 luglio 2009

Quarto potere




















(Citizen Kane)

1941, regia di Orson Welles

"Solo una persona può decidere il mio destino e quella persona sono io"

USA - 1941
Durata 120'
Regia
Orson Welles
Sceneggiatura
Orson Welles
Herman J. Mankiewicz
Fotografia
Gregg Toland
Musica
Bernard Herrmann
Cast
Orson Welles
Joseph Cotten
Dorothy Comingore
Everett Sloane
George Coulouris
Ray Collins
Ruth Warrick
Erskine Sanford
Agnes Moorehead
Richard Baer
Paul Stewart
Alan Ladd
Trama: Charles Foster Kane, pezzo da novanta della stampa americana, muore nella solitudine di Xanadu, la sua immensa e fiabesca tenuta. Il giornalista Jerry Thompson compie un'inchiesta attraverso interviste ad amici e dipendenti del capo, per scoprire la personalità di Kane, la storia della sua ascesa al potere, il testamento morale che ha lasciato ed il significato della misteriosa parola pronunciata dall'uomo sul letto di morte: Rosebud, bocciolo di rosa. Durante le ricerche il reporter incontra i vecchi amici di Kane, le sua ex moglie - una cantante fallita e alcolizzata - il suo ultimo maggiordomo, i suoi dipendenti. Dagli incontri, come in un grande mosaico scandito da intensi flashback, si compone il ritratto di un uomo potentissimo, ma oppresso dalla solitudine. Ne scaturisce il racconto di una vita: dall'infanzia disagiata all'ascesa nel mondo della finanza, dall'influenza incontrastata nell'editoria al ricordo di una sfera di cristallo accarezzata dal lieve candore della neve che cade. E proprio in Rosebud è racchiuso il segreto di questa profonda solitudine. Considerato tra i migliori film mai realizzati e sempre presente, ai primi posti, nelle top mondiali dei primi 10, 50 o 100 film d'ogni tempo. Dopo due prove opache (Hearts of Age -1934 e Troppo Johnson -1938) Orson Welles fa pieno centro in un lavoro che, essenzialmente, punta il dito sul sistema capitalistico e l'economia di mercato americana. Influenzato dal cinema sovietico, Welles allora 25enne, mediante la genialità del progetto, realizza uno spettacolo vigoroso nel tracciato barocco dell'esposizione, concreto nel disegno da film-inchiesta, innovativo per le tecniche rivoluzionarie adottate, sbalorditivo per l'assemblaggio e la profondità tra protagonisti e semplici figure secondarie; ma sopra ogni cosa, per l'utilizzo sistematico e multiplo del flashback, multiplo perché conferisce, ad una sequenza ripetuta, un differente punto d'osservazione. Oltre le riprese a campo lungo, lunghissimo, il grand'angolo e l'uso improprio delle luci, si contano più di 500 piani sequenza montati a blocco, che offrono una visuale serrata aggiungendo ritmo soft persino nelle pause. Non è quindi, soltanto il lavoro intrinseco a dar valore all'opera, ma tutte le componenti singolari di una rivoluzionaria arte esteriore di fare cinema che, emergendo assieme al soggetto, conferiscono al film quegli attributi di maestosità che effettivamente merita
Academy Awards - Premi
Sceneggiatura originale
Academy Awards Nomination
Film, Regia, Attore (Orson Welles), Fotografia, Musica, Montaggio, Scenografia e arredamento, Suono
La sceneggiatura originale di CITIZEN KANE


































































































martedì 30 giugno 2009

La fiamma del peccato





















(Double Indemnity)

1944, regia di Billy Wilder

"L’ho fatto per i soldi e per una donna. Non ho avuto né i soldi né la donna"

USA - 1944
Regia Billy Wilder
Sceneggiatura Raymond Chandler Billy Wilder dal romanzo “Three of a Kind” di James M. Cain
Fotografia John F. Seitz
Musica Miklós Rózsa
Cast
Fred MacMurray
Barbara Stanwyck
Edward G. Robinson
Porter Hall
Jean Heather
Tom Powers
Byron Barr
Richard Gaines
Fortunio Bonanova
John Philliber
Academy Awards Nomination Film, Regia, Attrice (Barbara Stanwyck), Sceneggiatura non originale, Fotografia in bianco e nero, Colonna sonora, Suono
Un assicuratore diviene l'amante di una donna e suo complice nell'assassinio del marito per riscuoterne l'assicurazione sulla vita. un ispettore suo collega lo smaschera dopo che ha ucciso, per difendersi, la donna





























































lunedì 29 giugno 2009

Il bacio della pantera















(Cat People)

1942, regia di Jacques Tourneur

"Donne che per via del sangue alieno che scorre nelle loro vene possono tramutarsi in felini. Se una di queste donne dovesse innamorarsi e un uomo normale dovesse stringerla in un abbraccio sarebbe spinta dalla sua natura mutante ad ucciderlo"

Titolo originale: CAT PEOPLE
Produzione: 1942 - USA, RKO, b/n, 73 min
Regia: Jacques Tourneur
Sceneggiatura: DeWitt Bodeen
Effetti speciali: Vernon L. Walke (non accreditato)
Musica: Roy Webb
Interpreti: Simone Simon, Kent Smith, Tom Conway, Jane Randolph, Jack Holt
Non accreditati: Henrietta Burnside, Alec Craig, Elizabeth Dunn, Theresa Harris, Alan Napier,
Elizabeth Russell
Oliver, giovane ingegnere, sposa, travolto dal classico colpo di fulmine, la disegnatrice di moda d'origine slava Irena Dubrovna, ma il matrimonio è funestato fin dall'inizio dall'oscuro presagio di una sconosciuta, che durante il pranzo di nozze, brinda alla sposa ricordandole una misteriosa parentela che le unisce ad una antichissima stirpe. Irena, sconvolta dall'incontro, rifiuta qualsiasi rapporto con il marito confessandogli, con qualche esitazione, di discendere da una mitica gente originaria dei Balcani le cui donne, per una spaventosa contaminazione del sangue, hanno il potere di mutarsi in pantere. Oliver persuade la moglie a consultare lo psicologo Judd per liberarsi dall'ossessione, ma, ancora respinto, cerca serenità nell'amicizia di Alice Moore, una ragazza che in passato lo ha amato e che continua segretamente ad amarlo. Da quel momento, Alice e Oliver sono perseguitati da un'impalpabile presenza che si muove fra loro con astuzia e perfidia felina e che sembrerebbe confermare il racconto di Irena. Il dottor Judd, che minimizza l'accaduto, è, dal canto suo, fortemente attratto dall'enigmatica donna, ma quando, sapendola sola, la sorprende nel suo appartamento, assiste alla sua spaventosa mutazione in pantera e nel disperato tentativo di difendersi la ferisce... La tragedia sta ormai per concludersi: Oliver e Alice rinvengono in casa il cadavere di Judd orribilmente straziato e quello di Irena di fronte alla gabbia vuota della pantera nel vicino giardino zoologico. Il Bacio della Pantera (Cat People) è un film del 1942, prodotto da Val Lewton per la RKO,con la regia di Jacques Tourneaur . Queste due figure furono fondamentali per la riuscita del film. La RKO era in quegli anni una della cosiddette major,ma la storia di questa casa di produzione è anomala rispetto alle altre grandi,nata nel 1928 dalla RCA (radio corporation of America)non si avvaleva di grandi mezzi,ne di grandi star,come era consuetudine fare in quel tempo, ed ebbe continui tracolli finanziari,nonostante alcuni successi prodotti(King Kong,i musical con Ginger Rogers e Fred Astaire e altri),fu una di quelle case produttrici che aguzzò l'ingegno per fare film di successo con pochi mezzi,questa era la sua politica,non un sistema estremamente "automatizzato" e organizzato di sfornare film in serie. Proprio nel 1940 subì l'ennesimo insuccesso producendo "Quarto potere"di Orson Welles capolavoro della cinematografia mondiale ignorato dal pubblico, si decise quindi di produrre una serie di film a bassissimo costo,riciclando materiali di ogni genere,ma di interesse per le masse e soprattutto un pubblico giovane,i cosiddetti B-movies. Val Lewton,che veniva dal mestiere di correttore di sceneggiature per David O. Selznick, carismatica figura nel cinema di quel periodo,fu scelto dal vicepresidente della RKO,Koerner,quale produttore di "Cat people";la sua prima idea per il film era quella di trattare l'invasione nazista di un villaggio balcanico,i cui abitanti non si difendevano con le armi ma trasformandosi in giganteschi felini e sbranando gli invasori. L'unica superstite di questa battaglia sarebbe dovuta essere una giovane di questo villaggio fuggita a New York,da questo spunto si decise di girare "il Bacio della Pantera", il quale si apre con una citazione dal romanzo "Il figlio della notte" di Jack Williamson ("...Perché il genere umano è un ibrido: il sangue dell'Homo Sapiens è ormai contaminato da quello dell'Homo Lycanthropus, l'antichissima razza caina...") che suggerisce la divagazione sul mito della licantropia come prima, immediata e riconoscibile chiave di lettura; il film è un continuo insinuare il sospetto nello spettatore,un continuo alludere, senza mai effettivamente affermare nulla,lasciando il perenne dubbio se Irena sia veramente discendente di una stirpe di mutanti o se abbia gravi problemi psicologici che non le fanno vivere serenamente la sua vita sessuale. Ma se questo dubbio permane al livello narrativo fino alla fine,dal punto di vista iconografico le immagini sin dall'inizio (I titoli di testa scorrono sull'immagine della pantera che ritroviamo poi raffigurata sul separé in casa di Irena) associano la protagonista al suo triste e straordinario destino,con una serie di continue simbologie,richiami al mondo animale e felino in particolare. Realizzato in quattro settimane con l'esiguo budget di 134.000 dollari, il film "si rivelò a distanza un horror da cineteca, tutto giocato sui turbamenti del non detto e su un raffinato geometrismo delle immagini" (Mereghetti), riscosse un successo strepitoso e critiche lusinghiere, riuscendo anche a superare il rigido vaglio della censura proprio perché Lewton dava un'importante impronta ai film prodotti,una serie di horror a basso costo,in cui cercava sempre di suggerire la paura e l'orrore senza ricorrere all'uso di effetti speciali per far vedere mostri, esseri orripilanti o scene violente.Questo successo lo portò a diventare nel 1942 responsabile del reparto "B"della RKO,per lui lavoravano alcuni giovani registi quali:Robert Wise (La Mummia),Mark Robson e Jacques Tourneur,figlio di Maurice Tourneur,importante regista francese emigrato intorno agli anni 20 in America,ricordato per le atmosfere dei suoi film quali "Ho camminato con uno zombie" (1943)"L'uomo Leopardo"(1943),"Le catene della colpa"(1947) e molti altri. Della pellicola restano giustamente impresse nella memoria l'angosciante pedinamento di Alice nella strada buia ritmato sul nervoso calpestio dei passi e concluso nell'improvviso sibilo delle porte di un autobus che si aprono, e la sequenza in cui la stessa Alice, immersa nella piscina, avverte nella penombra i movimenti felpati della pantera. Ma tutto il film è stilisticamente prezioso, intelligentemente sviluppato sul binario emotivo, scandito sul contrappunto tra il "perturbante" e la piatta ripetitività quotidiana, tra allusivi particolari disseminati nelle inquadrature (Il disegno che Irena strappa allo zoo e lascia cadere in terra quando si allontana con Oliver, è quello di una pantera trafitta da una spada, il lugubre arredamento dell'abitazione di Irena, l'ombra della croce riflessa da una riga a T impugnata da Oliver nello studio quando viene assalito, il bastone animato del dottor Judd...) e la rassicurante consuetudine dei personaggi di contorno (il collega di Olivier che racconta insulse barzellette, lo svagato guardiano dello zoo, la donna delle pulizie, l'annoiata cameriera della tavola calda). Il film ebbe un seguito con Il giardino delle streghe (The Curse of the Cat People), firmato da Robert Wise nel 1944, ed un remake più esplicito, l'omonimo Bacio della pantera, diretto da Paul Schrader nel 1982. Il montaggio è opera di Mark Robson, che aveva già collaborato con Orson Welles in Quarto potere e nell'Orgoglio degli Amberson e che nello stesso 1942 avrebbe esordito alla regia firmando The Seventh Victim.
La bella edizione trasmessa dalla RAI negli anni '80 è stata curata da Luigi Cozzi.






























domenica 28 giugno 2009

Il mistero del falco





















(The Maltese Falcon)

1941, regia di John Huston

USA – 1941
Regia John Huston
Sceneggiatura John Huston dal romanzo di Dashiell Hammett
Fotografia Arthur Edeson
Scenografia Robert Haas
Costumi Orry-Kelly
Montaggio Thomas Richards
Musica Adolph Deutsch
Produzione Hal Wallis per la Warner Brothers
Durata 100 min.
Cast
Humphrey Bogart Sam Spade
Mary Astor Brigid O'Shaughnessy
Sydney Greenstreet Kasper Gutman
Peter Lorre Joel Cairo
Elisha Cook jr. Wilmer Cook
Gladys George Iva Archer
Barton MacLane tenente Dundy
Ward Bond poliziotto Tom Polhaus
Walter Huston capitano Jacobi
Jerome Cowan Miles Archer
Trama Una bella donna fa il suo ingresso nell’ufficio degli investigatori Spade e Archer, offrendo l’incarico di seguire un tale, Floyd Thursby, che, secondo quanto ella sostiene senza riuscire a essere molto convincente, è fuggito con sua sorella. La notte stessa, Miles Archer, mentre pedina Thursby, è ucciso con un colpo di pistola. La stessa cosa accade a Thursby alcune ore più tardi. Sam Spade, che investiga sui due delitti, è affascinato e attratto dalla bellezza della cliente, sebbene le sue bugie facciano dubitare persino del suo nome, che potrebbe essere Brigid O’Shaughnessy. In realtà ha bisogno di protezione perché sta aspettando che le consegnino la statuetta a forma di falco (come dice la lunga didascalia dell’inizio) d’oro e tempestata di pietre preziose e ricoperto di uno strato di ceramica nera, inviata in tributo dai Cavalieri di Malta a Carlo V di Spagna (la nave che portava il prezioso carico, prosegue la didascalia, venne a suo tempo presa d’assalto dai pirati, cosicché il destino del Falcone Maltese rimane ancora oggi un mistero) e ci sono diversi personaggi che vorrebbero mettere le mani sull’oggetto. A minacciare la ragazza c’è l’enorme Gutman (Sydney Greenstreet), sempre accompagnato da un killer giovanissimo e piuttosto nervoso (Elisha Cook jr.). l’ultimo a contendere il possesso del falco è lo sfuggente Joel Cairo (Peter Lorre), dalla voce soave, i modi effeminati e il bastone da accarezzare. Dopo truffe complicate, imbrogli, violenze e delitti, Sam Spade viene in possesso del falcone. Dopo il complotto e la stipulazione di un accordo tra le parti, si scopre che ogni ricerca è stata vana perché la statuetta è un falso. Spade capisce che è stata Brigid a uccidere Thursby e, dominando i suoi sentimenti, consegna ai poliziotti Dundy e Polhaus la donna e gli rivela che è stata lei a uccidere Archer e quando Spade risponde alla domanda di uno di loro incuriosito circa la natura del falcone con queste parole: Della materia di cui son fatti i sogni. Il mistero del falco è ritenuto quasi unanimemente il miglior thriller mai realizzato. E’ stato il prototipo del film noir degli anni Quaranta, modello di narrativa cinematografica al quale si ispirò un’intera serie di film polizieschi interpretati da Peter Lorre e Sydney Greenstreet. John Huston affrontava per la prima volta la regia cinematografica, dopo aver lavorato per dieci anni come soggettista e sceneggiatore per la Warner Brothers. Durante quel periodo aveva collaborato alla sceneggiatura di moltissimi film, tra cui il dottor Miracolo (Murders in the Rue Morgue, 1932), Il sapore del delitto (The Amazing Dr Clitterhouse,) di Anatole Litvak con Edward G. Robinson e Humphrey Bogart (storia di un medico della buona società, che per verificare le sue teorie criminologiche, diventa un ladro di gioielli) e Figlia del vento (Jezebel, dal dramma di Owen davis jr.) di William Wyler con Bette Davis (nella parte di una Rossella O'Hara prebellica), entrambi del 1938, Il conquistatore del Messico (Juarez, 1939) di William Dieterle (con Paul Muni nella parte del rivoluzionario), Un uomo contro la morte (Dr Ehrlich’s Magic Bullet, 1940) e Una pallottola per Roy (High Sierra, 1941), diretto da Raoul Walsh, che fu anche il primo film in cui Bogart ebbe la parte del protagonista. Per Huston, che in gioventù era stato via, via soldato, vagabondo, pugile, playboy, attore dilettante e scrittore, sarebbe stato difficile non trovarsi in sintonia con l’autore del romanzo. Dashiell Hammett, dal canto suo, aveva lasciato la scuola a 13 anni, aveva fatto lo strillone, il commesso, lo stivatore, il pubblicitario e il detective presso l’agenzia Pinkerton, occupandosi anche dell’omicidio in cui si trovò coinvolto l’attore Fatty Arbuckle. Poi, ammalatosi di tubercolosi, si mise a fare lo scrittore e rivelò, sia pure impegnandosi solo in romanzi polizieschi, un grande talento letterario. Il mistero del falco offrì a Huston uno spunto narrativo al quale il regista si ispirò anche in film successivi: un gruppo di personaggi eterogenei e ambigui all’appassionata ricerca di un tesoro che, in conclusione si rivelerà inesistente. Dal romanzo di Hammett, pubblicato nel 1930, erano già state tratte due versioni cinematografiche. La prima nel 1931, ad opera del regista Roy del Ruth, con Bebe Daniels e Ricardo Cortez; la seconda nel 1936, con il titolo Satan Met a Lady, ad opera di William Dieterle (in una libera versione in chiave di commedia e, al posto del falco, un corno incrostato di gioielli che sarebbe stato usato dal paladino Orlando a Roncisvalle), con Bette Davis e Warren Williams. Ma soltanto la versione di Huston è oggi famosa e ricordata. In termini produttivi sarebbe stato film di seconda serie: 300.000 dollari e otto settimane di lavorazione, tutte in interni. Il ruolo del detective Sam Spade era stato offerto a George Raft, ma l’attore non se la sentì di porre la propria reputazione nelle mani di un regista alle prime esperienze. E dunque Huston accettò la candidatura di Humphrey Bogart. Quest’ultimo per dieci anni aveva sostenuto il ruolo del gangster. Nei suoi primi 34 film prodotti dalla Warner Brothers, per nove volte era stato un galeotto, per otto era morto sulla sedia elettrica o impiccato e per altre tredici era stato crivellato dai proiettili. Con Il mistero del falco (considerato da Georges Sadoul e dal altri critici come il capostipite del cinema poliziesco nero, ma nel Panorama du Cinéma Noir Bord e Chaumedon lo affiancano a I misteri di Shanghai, diretto da Sternberg nello stesso 1941) Bogart si liberò dal suo stereotipo e costruì l’immagine cinica (ma legato a un rigido codice di etica professionale) e romantica (senza essere sentimentale), grintosa e sardonica, del detective che opera nell’ambito dell’arido mondo della criminalità urbana. Anche se Huston scrisse la sceneggiatura trascrivendo letteralmente molti dialoghi perché non perdessero l’incisività del linguaggio di Hammet, eppure nel passaggio dalla pagina alla pellicola, Huston modificò sensibilmente il personaggio di Spade, attenuando le punte di disincanto e di avidità. Nel romanzo Brigid chiede a Spade quando ormai ha capito che sarà consegnata alla polizia: Ti saresti comportato così con me se il falco fosse stato vero e avessi incassato tutti i tuoi soldi?. Spade non dà una risposta ma due. Prima dice: Ormai che importanza ha? Non giurare sulla mia apparente disonestà. Magari una cattiva reputazione può essere proficua, procura lavori ben pagati e rende più facile trattare con il nemico. Ma poi aggiunge: Certo, un bel po’ di soldi avrebbero avuto il loro peso nell’altro piatto della bilancia. Huston taglio la seconda risposta. Il suo Sam Spade ha sempre voluto fare giustizia: La scusa di lavorare per i soldi mi ha permesso di mettervi tutti nel sacco. Huston fece di Spade un personaggio più romantico, meno avido e più amante ferito, ma non privo di tratti antieroici. Huston, ad esempio, ha conservato la relazione adulterina di Spade con la moglie del suo socio. Nelle motivazioni di Spade rimase un inquietante margine di asprezza: i sentimenti vengono messi in secondo piano rispetto al dovere di vendicare un socio che finché era in vita, veniva tranquillamente tradito. Spade consegna la donna che ama alla polizia perché sa di non potersi fidare di lei. Ma la fa anche per orgoglio ferito: perché le ha cercato di usarlo come ha fatto con gli altri. Una della affermazioni favorite di Huston è: Il trucco sta nell’assegnare la parte giusta agli attori giusti, e Il mistero del falco ne fu la prova. Per la parte di Brigid, la ragazza che si rivolge ai detective Spade e Archer raccontando loro una storia che si rivela presto pura invenzione, aveva scelto Mary Astor (che ne fa il modello di tutte le donne perverse che popoleranno il cinema noir americano, impregnato di misoginia), già trentacinquenne, da vent’anni sulla breccia e ormai prossima al declino. L’attrice interpretò la sua parte con grande intelligenza: Brigid era una bugiarda nata e anche un po’ psicopatica. Ma si dà il caso che i bugiardi di questo genere sappiano mostrare una faccia sempre sincera, anche se si capisce da mille piccole sfumature che stanno mentendo … ad esempio non possono trattenersi dal respirare piuttosto affannosamente. E anch’io molto spesso respiravo in fretta prima di affrontare le scene … Peter Lorre era un attore stimato sia in America sia in Gran Bretagna, fin dai tempi della sua fuga dalla Germania nazista. Sydney Greenstreet (con le proverbiali riprese dal basso per esaltarne la mole), dopo un breve periodo durante il quale aveva fatto il piantatore di tè a Ceylon, aveva incominciato a recitare in teatro. Con questo film, a 62 anni, pur con qualche patema d’animo, si decise ad affrontare il cinema. Esordì nella scena in cui Gutman racconta a Spade la storia del falcone maltese e attende ansioso che la droga messa nel bicchiere del detective, produca i suoi effetti. Walter Huston, il padre del regista, fece una comparsa nella parte del marinaio che entra barcollando nell’ufficio di Spade, consegna il falcone e poi cade a terra morto. Il vecchio Huston ebbe poi a lagnarsi perché, per questa breve scena, aveva dovuto lavorare l’intera giornata e inoltre s’era ritrovato pieno di lividi dovuti alle innumerevoli prove della caduta. Le ripetizioni delle scene, in generale, non erano frequenti con Huston come regista. Egli infatti preparava con precisione la sceneggiatura e il piano di lavoro, sicché tutto procedeva rapidamente, e non vi erano cambiamenti o improvvisazioni durante le riprese: Il mistero del falco finì per costare meno di quanto era previsto. Mary Astor ricorda che una volta, per le riprese di una scena complicata, era stata programmata l’intera giornata di lavoro. Invece Huston riuscì a girarla in soli sette minuti con una sola ripetizione. Il film fu girato seguendo l’ordine della narrazione, il che aiutò la troupe a capire l’esatto svolgimento della trama, che era assai intricata. Il tocco stilistico di Huston (che si serve di un operatore di grandi meriti come Arthur Edeson e s'affida a una prosa asciutta e fluida) era già evidente. La regia crea l’atmosfera visiva (con sapienti angolazioni, ombre e veneziane nell’ufficio di Spade, aggressività del grandangolo e sfruttando la profondità di campo) senza però insistere sugli aspetti espressionistici dell’immagine. I suoi movimenti di macchina sono stati descritti dal critico James Agee, che in seguito firmò la sceneggiatura della Regina d’Africa (The African Queen, 1951): Le migliori caratteristiche del lavoro di Huston sono la naturalezza con cui evidenzia gli elementi di una scena e la composizione dell’inquadratura. La macchina da presa si avvicina e quasi aggredisce gli attori durante un dialogo concitato e si allontana diminuendo la tensione se gli attori parlano con tranquillità. Huston non si serve della macchina da presa in modo retorico, non cerca il bello per il bello nell’inquadratura. Ma proprio perché se ne serve con la stessa determinazione di un lottatore impegnato a metter a segno gli attacchi più efficaci, riesce a creare una gran quantità di inquadrature indimenticabili. Ed è forse la capacità che Huston ha di avvalersi delle tecniche di ripresa che sente più adatte ai suoi scopi, al di là dell’ortodossia e delle mode, ciò che dà ai suoi film migliori il merito di rivalutarsi continuamente con il passare del tempo. Tra le molte scene memorabili: Mary Astor consegnata da Bogart alla polizia, e il suo volto dietro le sbarre dell’ascensore che inizia a scendere. Come disse poi Peter Lorre: Tutto funzionava bene in quel film. Ciascuno recitava giusto. Ogni cosa riusciva. E Bogart: Non sono molte le cose di cui sono fiero. Quel film ne è una. Curiosità: la statuetta del falco, in bronzo e piombo, è stata venduta da Christie’s nel 1994 per 398.000 dollari.

Il Film Noir storie americane, Alberto Guerri, Gremese

Il Film Noir Americano, Leonardo Gandini, Lindau

Poliziesco americano in cento film, Renato Venturelli, Le Mani

John Huston, Morando Morandini, Il Castoro Cinema