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Il gigante
























Titolo originale: Giant

Paese: USA
Anno: 1956
Durata: 201 min
Colore: colore
Genere: drammatico
Regia: George Stevens
Soggetto: Edna Ferber (dall'omonimo romanzo)
Sceneggiatura: Fred Guiol, Ivan Moffat

Interpreti e personaggi

* Elizabeth Taylor: Leslie Lynnton Benedict
* Rock Hudson: Jordan 'Bick' Benedict Jr.
* James Dean: Jett Rink
* Carroll Baker: Luz Benedict II
* Jane Withers: Vashti Snythe
* Chill Wills: Zio Bawley
* Mercedes McCambridge: Luz Benedict
* Dennis Hopper: Jordan Benedict III
* Sal Mineo: Angel Obregón II
* Rod Taylor: Sir David Karfrey
* Judith Evelyn: Mrs. Nancy Lynnton
* Earl Holliman: 'Bob' Dace
* Robert Nichols: Mort 'Pinky' Snythe
* Paul Fix: Dr. Horace Lynnton
* Alexander Scourby: Old Polo
* Fran Bennett: Judy Benedict
* Charles Watts: Giudice Oliver Whiteside
* Elsa Cárdenas: Juana Guerra Benedict
* Carolyn Craig: Lacey Lynnton
* Monte Hale: Bale Clinch
* Sheb Wooley: Gabe Target
* Mary Ann Edwards: Adarene Clinch
* Victor Millan: Angel Obregón Sr.
* Mickey Simpson: Sarge
* Pilar Del Rey: Mrs. Obregón
* Maurice Jara: Dr. Guerra
* Noreen Nash: Lona Lane
* Ray Whitley: Watts
* Napoleon Whiting: Jefferson Swazey

Doppiatori italiani:

* Micaela Giustiniani: Elizabeth Taylor
* Sergio Fantoni: Rock Hudson
* Giuseppe Rinaldi: James Dean
* Fiorella Betti: Carroll Baker
* Rina Morelli: Mercedes McCambridge
* Wanda Tettoni: Jane Withers
* Giorgio Capecchi: Chill Wills
* Gianfranco Bellini: Dennis Hopper
* Massimo Turci: Sal Mineo
* Corrado Pani: Rodney Taylor
* Augusto Marcacci: Paul Fix
* Tina Lattanzi: Judith Evelyn
* Vinicio Sofia: Alexander Scourby
* Mario Besesti: Charles Watts

Fotografia: William C. Mellor
Montaggio: William Hornbeck
Effetti speciali:
Musiche: Dimitri Tiomkin
Scenografia: Boris Leven

Premi:

* Premi Oscar 1957: Oscar al miglior regista
* David di Donatello 1957: miglior produttore straniero

Il gigante (Giant) è un film del 1956 diretto da George Stevens.

Il gigante a cui allude il titolo del film è lo stato del Texas, il maggiore dei cinquanta stati americani. Il film venne girato nella cittadina di Marfa.

La pellicola è passata alla storia come l'ultimo dei tre film in cui compare come protagonista James Dean. L'improvvisa morte di James Dean in un incidente stradale avviene proprio sul finire delle riprese.

Nel 2005 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

James Dean, Rock Hudson e Mercedes McCambridge si sono aggiudicati tre delle nove candidature all'Oscar per questo film tratto dal leggendario romanzo di Edna Ferber. Oscar alla miglior regia.

Trama:

Bick Benedict (Rock Hudson), discendente da una ricca famiglia di allevatori del Texas, sposa Leslie (Elizabeth Taylor), una bella ragazza del Maryland. I primi anni trascorrono in maniera un po' difficile per Leslie, che deve vincere l'ostilità della cognata, e deve abituarsi al modo di pensare della gente del Texas, che è molto diverso da quello della sua famiglia d'origine. Tra marito e moglie sorgono delle incomprensioni, che però sono presto superate e la loro vita viene allietata dalla nascita di tre figli. Bick Benedict, uomo all'antica dai solidi valori etici, presto nota che il mondo intorno a lui cambia, ma non riesce ad adattarsi a queste rapide trasformazioni. Questo atteggiamento causa una progressiva e inarrestabile discesa economica e sociale. Lo scontro in famiglia riguarda in particolare l'educazione dei figli, che non vogliono proseguire l'attività del padre, e le loro scelte di vita. Questo si evidenzia in particolar modo quando Jordan arriva a sposare, con sgomento razziale del padre, una giovane messicana di colore.

Tra i braccianti di Bick c'è un giovane povero ma ambizioso, Jett Rink (James Dean), che si invaghisce della sorella di Bick, benché si renda conto dell'impossibilità di questa relazione. Dalla sorella di Bick, morta in un incidente, Jett eredita un piccolo appezzamento di terreno che si rifiuta di vendere nonostante le generose offerte dei Benedict. In questo terreno egli vi scopre più tardi notevoli giacimenti di petrolio. Sfruttando questa incredibile risorsa, egli diventa ricco e acquisisce grande prestigio sociale e politico.

Per l'inaugurazione di un suo albergo egli organizza una grandiosa festa, alla quale partecipa anche la famiglia Benedict. In questa occasione Bick verrà a sapere che Jett fa la corte alla sua terzogenita, Luz, che s'è montata la testa. Intanto il personale di servizio dell'albergo manca di rispetto a Juana, la moglie di Jordy, per via del colore della sua pelle. In seguito a questo fatto i Benedict lasciano la festa e tornano nella loro vecchia casa nella quale, nonostante i contrasti e le amarezze, proseguiranno serenamente la loro vita.















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L'altalena di velluto rosso
























Titolo originale: The Girl in the Red Velvet Swing

Paese: USA
Anno: 1955
Durata: 109 min
Colore: colore
Genere: drammatico
Regia: Richard Fleischer
Soggetto:
Sceneggiatura: Walter Reisch e Charles Brackett
Produttore: Charles Brackett

Interpreti e personaggi

* Ray Milland: Stanford White
* Joan Collins: Evelyn Nesbit
* Farley Granger: Harry Kendall Thaw
* Luther Adler: Delphin Delmas
* Cornelia Otis Skinner: Sig.ra Thaw
* Glenda Farrell: Sig.ra Nesbit
* Frances Fuller: Sig.ra Elizabeth White
* Phillip Reed: Robert Collier
* Gale Robbins: Gwen Arden
* James Lorimer: McCaleb
* John Hoyt: William Travers Jerome
* Robert F. Simon: Manager
* Harvey Stephens: Hollingshead
* Emile Meyer:

Doppiatori italiani:

* Augusto Marcacci: Stanford White
* Dhia Cristiani: Evelyn Nesbit
* Gianfranco Bellini: Harry Kendall Thaw
* Renato Turi: Delphin Delmas
* Tina Lattanzi: Sig.ra Nesbit
* Amilcare Pettinelli: William Travers Jerome
* Mario Besesti: Robert Collier

Fotografia: Milton R. Krasner
Montaggio: William Mace
Effetti speciali: Ray Kellogg
Musiche: Leigh Harline
Scenografia: Stuart A. Reiss; Walter M. Scott
Costumi: Charles Le Maire

L'altalena di velluto rosso (The Girl in the Red Velvet Swing) è un film del 1955, diretto da Richard Fleischer con Joan Collins, Ray Milland e Farley Granger. Viene ricostruito, in maniera romanzata, il caso dell'omicidio di Stanford White nella New York d'inizio Novecento.

La storia narra della gelosia di Harry K. Thaw verso un vecchio amore di sua moglie la ballerina Evelyn Nesbit arrivando ad ucciderlo (si trattava di un architetto, Stanford White). L'omicidio avviene davanti a moltissima gente che stava assistendo ad uno spettacolo teatrale. Harry viene subito arrestato e processato. Verrà assolto per infermità mentale a seguito della deposizione della moglie.

Trama:

La giovanissima Evelyn Nesbit modella e attrice nelle riviste newyorkesi del primo Novecento, attira l'attenzione del famoso architetto Stanford White che, approfittando di un viaggio in Europa della moglie, diventa l'amante della ragazza. Anche lei ricambia l'amore di White che la toglie dal mondo dello spettacolo per mandarla a completare gli studi in un costoso college della buona società.

Harry Kendall Thaw, un giovane viziato e vizioso che considera l'architetto un suo rivale nella vita sociale di New York, si intestardisce a corteggiare anche lui Evelyn, finché riesce a convincerla a sposarlo, quando White la lascia. L'architetto si è reso infatti conto che sta rovinando la vita della ragazza che ama ma che non potrà mai sposare, non volendo ferire la moglie a cui è profondamente affezionato.

Thaw, che si trova in Europa con Evelyn, appena dopo le nozze, comincia a tormentarla con scene di gelosia, cercando di farle confessare presunte violenze di White nei suoi confronti. Per fare smettere quella tortura, Evelyn confessa cose inesistenti, rendendo sempre più folle di rabbia il marito.

Una sera, a uno spettacolo di Ziegfeld, Thaw vede il rivale seduto a un altro tavolo: imbestialito, si alza e gli spara, uccidendolo.

Arrestato, Thaw rischia la testa per l'omicidio commesso davanti a tanti testimoni. Ma la madre di Thaw convince Evelyn a salire sul banco dei testimoni: lì, Evelyn deve confessare di essere stata l'amante di White il quale la faceva salire su un'altalena di velluto rosso. Le descrizioni del suo rapporto con l'architetto infiammano l'opinione pubblica, e alla fine la giuria condanna Thaw per l'omicidio, ma dichiara anche la sua infermità mentale. Thaw è salvo e Evelyn esce dalla sua vita, con la reputazione rovinata.























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I vichinghi
























Titolo originale: The Vikings

Paese: USA
Anno: 1958
Durata: 114 min
Colore: colore
Audio: sonoro

Genere: avventura
Regia: Richard Fleischer
Soggetto: Edison Marshall (racconto)
Sceneggiatura: Dale Wasserman, Calder Willingham

Interpreti e personaggi

* Kirk Douglas: Einar
* Tony Curtis: Eric
* Ernest Borgnine: re Ragnar
* Janet Leigh: Morgana
* Frank Thring: re Aella
* James Donald: Egbert
* Maxime Audley: Enid
* Eileen Way: Kitala


Fotografia: Jack Cardiff
Montaggio: Elmo Williams
Musiche: Mario Nascimbene
Scenografia: Harper Goff

I vichinghi è un film del 1958 diretto da Richard Fleischer.

Si tratta di uno spettacolare film d'avventura a sfondo storico, girato negli stessi luoghi ove si svolge l'azione. Nella versione originale la voce narrante è di Orson Welles. Kirk Douglas, oltre che coprotagonista, fu anche coproduttore.

Gli inglesi di re Aella sono da tempo in guerra con i vichinghi guidati dal re Ragnar e da suo figlio Einar. I pirati catturano la nave che trasporta verso l'Inghilterra la bella principessa Morgana, destinata a sposare Aella, con l'intenzione di chiedere un forte riscatto per la sua liberazione.

Lo schiavo Eric, condannato a morte per aver lanciato contro Einar un falco che gli ha accecato un occhio, viene liberato da Egbert (un gallese alleato dei vichinghi) che ha riconosciuto in lui il legittimo erede al trono d'Inghilterra, usurpato da Aella. Eric fugge con la principessa Morgana. Durante il loro inseguimento, Ragnar viene catturato.

Aella ordina che Ragnar venga gettato in pasto ai lupi, poi fa tagliare una mano ad Eric per punirlo del suo tentativo di evitare a Ragnar una morte ingloriosa. Poiché Morgana gli rifiuta il matrimonio, la fa imprigionare in una torre. Raggiunto il campo dei vichinghi, Eric convince Einar ad organizzare una spedizione contro Aella per liberare Morgana, di cui entrambi sono innamorati. Dopo aver sconfitto Aella, i due giovani si affrontano in duello per conquistare Morgana. Einar, che nel frattempo ha scoperto che Eric è in realtà suo fratello e che Morgana è innamorata di lui, esita nell'attacco finale e si fa uccidere da Eric.

Eric sposerà Morgana, diventando re d'Inghilterra e ponendo fine alla guerra con i vichinghi.

Il regista si è ispirato nella trama ad alcuni personaggi delle saghe: Aella è il re Aelle II di Northumbria, il vichingo Ragnar è Ragnarr Loðbrók. Nella tradizione Ragnar viene gettato in una fossa piena di serpenti, e non di lupi, come mostrato nel film.



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Sentieri selvaggi
























Titolo originale: The Searchers

Paese: USA
Anno: 1956
Durata: 119 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: 1.75:1 (negativo 1.96:1)
Genere: western
Regia: John Ford
Soggetto: Alan Le May (romanzo)
Sceneggiatura: Frank S. Nugent

Interpreti e personaggi

* John Wayne: Ethan Edwards
* Jeffrey Hunter: Martin Pawley
* Vera Miles: Laurie Jorgensen
* Natalie Wood: Debbie Edwards adolescente
* Ward Bond: Il reverendo Clayton
* Dorothy Jordan: Martha Edwards
* Lana Wood: Debbie Edwards bambina
* Harry Carey jr.: Brad Jorgensen
* Olive Carey: Maria Jorgensen
* Antonio Moreno: Emilio Figueroa
* John Qualen: Lars Jorgensen
* Ken Curtis: Charlie McCorry
* Hanry Brandon: Il Capo Scout
* Hank Worden: Mose Harper
* Patrick Wayne: Il tenente Greenhill

Doppiatori italiani:

* Emilio Cigoli: Ethan Edwards
* Massimo Turci: Martin Pawley
* Micaela Giustiniani: Laurie Jorgensen
* Cesare Polacco: Il reverendo Clayton

Fotografia: Winton Hoch
Montaggio: Jack Murray
Effetti speciali:
Musiche: Stan Jones, Max Steiner
Scenografia: James basevi, Frank Hotaling

Sentieri selvaggi - titolo originale in inglese: The searchers (I cercatori) - è un film western del 1956 diretto da John Ford.

Nel 1989 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito addirittura al dodicesimo posto. [1]

È il 1868 e sono passati tre anni dalla fine della guerra di secessione americana. Una porta si apre sulla prateria dell'ovest americano. Ethan Edwards torna a casa. Ritrova il fratello Aaron, la cognata Martha, le loro due figlie Lucy e Debbie, il figlio minore Ben e il figlio adottivo Martin, di origine indiana. Cos'abbia fatto Ethan tra la fine della guerra e il momento del ritorno a casa non è ben chiaro; di certo ha parecchio denaro con sé. Inoltre, la divisa che indossa è composta da pantaloni della cavalleria nordista, e da un soprabito che porta i galloni da sergente confederato. Ethan saluta tutti i suoi familiari e soprattutto bacia in fronte Martha, che accoglie il bacio chiudendo gli occhi. La musica di sottofondo in questo momento è Lorena, una canzone in voga all'epoca tra i soldati di entrambi gli eserciti, che narrava dell'amore lasciato a casa durante la guerra. Questi sono i primi indizi del fatto che fra Ethan e Martha c'è un sentimento profondo, probabilmente una relazione precedente al matrimonio e non ancora del tutto sopita.

Dopo cena, Debbie chiede allo zio Ethan di regalarle una collana come quella della sorella Lucy, e Ethan prende dalla bisaccia una medaglia di guerra. Questa medaglia non era una onorificenza dei soldati confederati, ma era l'Ordine di Santa Guadalupe, la seconda più alta onorificenza messicana di quell'epoca. Molti confederati cercarono rifugio al sud dopo la guerra, e un sergente dell'artigliera a cavallo come Ethan sarebbe stato pagato profumatamente. [2] Dopo che i ragazzi sono andati a letto, il clima della conversazione si fa teso. Aaron si vanta di essere uno dei pochi coloni rimasti nella zona, anche grazie all'aiuto di Martha, e ricorda che prima della guerra anche Ethan volesse andarsene, ma poi era rimasto senza motivo, insinuando così che il vero motivo fosse proprio Martha. Ethan allora taglia corto, e paga al fratello una somma in monete nuove di zecca per il disturbo. Il fratello accetta vilmente il denaro, non senza insinuare dubbi sulla sua provenienza. Ethan rimane solo sulla veranda e, attraverso una porta, scorge il fratello e la moglie che vanno a dormire.

Il giorno dopo arriva alla fattoria il reverendo Clayton, che rappresenta la legge nella zona, con un gruppo di coloni e convince Ethan e Martin ad unirsi a loro per dare la caccia a una banda di indiani che avevano appena compiuto un'incursione in un ranch della zona. Si accende una discussione tra Clayton e Ethan riguardo al fatto che questi non si era arreso all'esercito nordista, e che i suoi connotati compaiono sui mandati di cattura. La scena che segue è una delle più belle della storia del cinema. Clayton chiude con una calcio la porta, simbolo del fatto che qualcosa sta per accadere ma che deve rimanere un segreto fra le mura domestiche. La telecamera è ora fissa alle spalle del tavolo e riprende la stanza rimasta vuota. Clayton sta terminando la sua colazione. Sulle note di Lorena, Martha prende con cura il soprabito di Ethan e glielo porge con un atteggiamento di venerazione. I loro sguardi si incontrano e Ethan la bacia ancora una volta sulla fronte, prima di partire. Il tutto alla presenza imbarazzata di Clayton che stoicamente guarda fisso in avanti facendo finta di niente. Evidentemente Martha amava Ethan prima di Aaron, ma il carattere ribelle di Ethan non era fatto per il matrimonio. Quindi Martha scelse la via della sicurezza sposando Aaron, ma senza smettere di amare Ethan. Finalmente il gruppo parte alla ricerca.

In realtà l'incursione era un pretesto per attirare i bianchi lontano dall'abitazione degli Edwards, dove il gruppo di Comanche piomba sul far della notte, guidata da un capo indiano di nome Scout. [3] I Comanche di Scout trucidano la famiglia e rapiscono le ragazze, come era usanza di molte tribù. Una parte significativa della trama è rivelata da un indizio che per la maggior parte degli spettatori passa inosservato. Appena prima del massacro, la pietra tombale dietro la quale Debbie tenta di nascondersi riporta un'iscrizione che rivela il motivo dell'odio che Ethan nutre per i nativi americani. L'epitaffio infatti dice (in inglese): Qui giace Mary Jane Edwards uccisa dai Comanche il 12 Maggio 1852. Una brava moglie e madre nei suoi 41 anni. La madre di Ethan era quindi stata uccisa dai Comanche sedici anni prima, e adesso anche la donna che amava è stata violentata e uccisa.

Ethan a questo punto parte col nipote adottivo Martin, con Brad (il fidanzato di Lucy) e un pugno di uomini comandati da Clayton a caccia dei Comanche. I primi tentativi si rivelano vani e, alla domanda di Clayton se Ethan voglia arrendersi, questi risponde sarebbe un'idea (that'll be the day). [4] Dopo essere sfuggiti a un'imboscata degli indiani attraversando di corsa il fiume (altra scena epica), la maggior parte degli uomini torna a casa e proseguono la caccia solo Ethan, Martin e Brad. Ethan dubita però di ritrovare vive le ragazze e Brad lo minaccia di ucciderlo se lo ripete ancora una volta: fa quello che vuoi (that'll be the day)[4], replica Ethan. Purtroppo in parte ha ragione perché dopo poco ritrova il corpo di Lucy uccisa e seviziata. Brad impazzisce dal dolore e si fa uccidere attaccando gli indiani da solo. I due cercatori [5] rimangono soli nel loro inseguimento, animato dall'odio instancabile e irrefrenabile di Ethan per gli indiani. Inseguimento che continuerà per anni, spostandosi dal sud-ovest al nord degli Stati Uniti.

Inizia a questo punto una lunga parte descrittiva del film, scandita dall'infinita relazione a distanza fra Marty e Laurie mediante l'uso di flashback narrativi. Debbie viene infine ritrovata per caso, ormai adolescente moglie del capo Scout. Ethan vorrebbe ucciderla ma Marty glielo impedisce e poi lo maledice, augurandogli di morire. Un giorno succederà (that'll be the day)[4] risponde Ethan sarcastico. Infine, l'indicazione decisiva per trovare e uccidere Scout viene da Mose Harper. [6] Il film termina con la liberazione di Debbie, che Ethan riaccoglie fra le sue braccia con lo stesso gesto che aveva fatto quando era una bambina e la riconduce con premura ed affetto a casa dei genitori della fidanzata di Martin. La famiglia riunita si rifugia dentro le mura domestiche, ma senza Ethan che rimane da solo nella prateria. La porta di casa si chiude per l'ultima volta alle sue spalle.

Universalmente riconosciuto, oggi, come uno dei capolavori di John Ford, se non uno dei massimi capolavori del genere western in assoluto, Sentieri selvaggi all'uscita nei cinema suscitò reazioni molto contrastanti, ed ebbe fra i suoi detrattori proprio alcuni dei più affezionati fan del vecchio maestro (come Lindsay Anderson, Sam Peckinpah, o Jean-Luc Godard). Di certo, caratteristiche del film come l'estrema dilatazione temporale degli avvenimenti (con buchi fra una scena e la seguente anche di svariati anni), la ricchezza della trama e la complessità psicologica del protagonista principale lo rendono un film di non immediata comprensione e tale da richiedere visioni plurime per poter essere apprezzato pienamente in tutte le sue sfumature. Questo vale in particolare per la relazione tra Ethan e Martha. Oggi riconosciuta dai più, fu però rappresentata in maniera così sottile che pochi degli spettatori dell'epoca riuscirono a coglierla. [7]

Durante tutto il film, la porta rappresenta il simbolo della separazione, spesso fra il mondo civile dentro la fattoria e il mondo selvaggio che sta al di fuori. Celebre la scena finale, che vede Ethan allontanarsi da solo nel deserto, mentre la porta del ranch si chiude alle sue spalle: da notare che nella prima scena del film la solita porta si apre e in lontananza si vede un cavaliere arrivare, Ethan appunto. Memorabile scuola di cinema, la porta si apre all'inizio e si chiude alla fine.

Il film è basato sull'omonimo romanzo di Alan Le May, che condusse personalmente ricerche su 64 casi di bambini rapiti dagli indiani. Si ritiene che il personaggio di Debbie sia ispirato a quello di Cynthia Ann Parker, una bambina di nove anni rapita dai Comanche che assaltarono la sua casa a Fort Parker nel Texas. Visse 24 anni con i Comanche, sposò un capo ed ebbe tre figli. Suo zio James W. Parker spese gran parte della sua vita e della sua fortuna per ritrovarla, come Ethan nel film. Venne infine liberata, contro la sua volontà, in un attacco del tutto simile a quello descritto nel film. [8]

Note:
1 ^ (EN) AFI's website listing Top 100 films
2 ^ Secondo altre fonti invece la medaglia sarebbe l'Ordine Serbo di Santa Sava che però è stato fondato nel 1883 e quindi si tratterebbe di un errore storico.
3 ^ Nella versione originale inglese il capo indiano si chiama Chief Cicatriz e viene spiegato che cicatriz in spagnolo significa, appunto, cicatrice (scar, in inglese). Nel doppiaggio italiano invece, il capo indiano viene chiamato Capo Scout traslitterando (male) da Scar e viene spiegato che la cicatrice è un suo segno particolare.
4 ^ a b c Il tormentone del film è una frase che Ethan continua a ripetere. In inglese la frase è that'll be the day. (A questa frase il cantante Buddy Holly si ispirò l'anno seguente per il titolo del suo primo successo.) Purtroppo il doppiaggio italiano perde questo dettaglio e la frase viene tradotta in modi diversi. Per contro, in italiano c'è una battuta completamente inventata: il reverendo Clayton chiama per ben tre volte spiedo la sciabola del tenente Greenhill. In inglese invece questo succede solo le prime due volte, mentre la terza era un semplice no in risposta alla domanda: "Sciabola?".
5 ^ Searchers, come recita il titolo originale del film
6 ^ Lo strambo personaggio di Mose Harper, interpretato da Hank Worden, è liberamente basato su un personaggio realmente esistito e chiamato Mad Mose (Pazzo Mose), un leggendario e semi-infermo di mente cacciatore di Indiani con una passione per le sedie a dondolo.
7 ^ (EN) Studlar, Gaylyn. "What Would Martha Want? Captivity, Purity, and Feminine Values in The Searchers," in Eckstein & Lehman, pp. 179-182
8 ^ (EN) http://blogcritics.org/archives/2007/05/07/223239.php







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