
(Top Hat)
Paese: USA
Anno: 1935
Durata: 101 min
Colore: B/N
Audio: mono
Rapporto: 1.37:1
Genere: commedia/musicale
Regia: Mark Sandrich
Sceneggiatura: Allan Scott, Dwight Taylor
Casa di produzione: RKO Radio Pictures
Interpreti e personaggi
* Fred Astaire: Jerry Travers
* Ginger Rogers: Dale Tremont
* Edward Everett Horton: Horace Hardwick
* Erik Rhodes: Alberto Beddini
* Eric Blore: Bates
* Helen Broderick: Madge Hardwick
Doppiatori italiani:
Carlo Romano: Jerry Travers
Andreina Pagnani: Dale Tremont
Fotografia: David Abel
Montaggio: William Hamilton
Musiche: Irving Berlin
Scenografia: Van Nest Polglase
Trama: Un famoso ballerino, Jerry Travers, ed il suo impresario, Horace Hardwick, si devono recare al Lido di Venezia dove li attende Madge, la moglie dell' impresario, ed una giovane amica di lei, Dale Tramont. Prima di partire da Londra essi però conoscono Dale, senza sapere chi sia, e Jerry la corteggia. Per un equivoco Dale crede, una volta giunta a Venezia, che Jerry sia il marito della sua amica e, sdegnata, lo respinge e si affretta a sposare Alberto Beddini, un tenore italiano. Intanto Madge, con mezzi energici, punisce il proprio marito, ritenendolo colpevole di aver infastidito la ragazza. Dopo altri incidenti più o meno comici giunge il finale chiarimento e si viene a sapere che il matrimonio di Dale non è valido, poichè il pastore altri non era che il cameriere dell' impresario. Così Dale e Jerry ritrovano l' amore e possono sposarsi. Tutti gli ingredienti che caratterizzano i film con la coppia Astaire-Rogers qui ci sono, e al meglio, con eleganza e sentimento. Il puro bianco/nero s'accompagna al rigore dello stile spumeggiante, ilare di una classica farsa contrappuntata dalla magia della musica e della danza. Già nei titoli di testa si muovono i primi passi: una presentazione insolita, gustosa, anticipatrice e garante di quanto seguirà. E il seguito è storia del cinema: No Strings per l'indiavolato tip-tap di Astaire mutato in un ritmo delicato spargendo sabbia sul pavimento (Ginger Rogers dorme al piano inferiore e non bisogna disturbare), il duetto Isn't this a lovely day sotto l'acquazzone, l'ineguagliabile Top Hat, White Tie Tails in cui il rilucente bastone-fucile di Astaire colpisce a morte il chorus dei ballerini, il soave Cheek to cheek e il sontuoso, elegantissimo finale. Musica di prim'ordine, della quale Irving Berlin è sempre andato giustamente orgoglioso, ma tutti sarebbero da citare. Dal 1990 Cappello a cilindro è conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Musical americano in cento film, Piero Pruzzo (Le Mani)
Musical!, Ernesto Oppicelli Claudio Bertieri (Gremese)
Note: COREOGRAFIA: FRED ASTAIRE E HERMES PAN. DIREZIONE MUSICALE: MAX STEINER


Cappello a cilindro
12° Genova Film Festival

12° GENOVA FILM FESTIVAL
Genova - 29 Giugno/5 Luglio 2009
Dodicesima edizione del GENOVA FILM FESTIVAL: dal 1998 per ogni edizione 130 film in programmazione, 15.000 presenze di pubblico e oltre 500 film che da tutta Italia partecipano alla selezione dei Concorsi.
Il GENOVA FILM FESTIVAL, con il Concorso Nazionale per Cortometraggi e Documentari, e con le diverse sezioni collaterali - rassegne, approfondimenti, incontri, seminari, workshop - promuove e sostiene la produzione italiana di giovani o nuovi autori di tutta Italia e si propone come un vero osservatorio sulle tendenze del cinema italiano.
A conferma del crescente interesse nei confronti del formato breve c’è da sottolineare la presenza nei film giunti per la selezione di molti nomi e volti noti del cinema e della televisione.
Nella dodicesima edizione del GENOVA FILM FESTIVAL, oltre 500 i film provenienti da tutta Italia che partecipano alla selezione del Concorso Nazionale per Cortometraggi e Documentari dedicato ai talenti emergenti del nostro cinema diventato nel corso degli anni un importante osservatorio sulle nuove tendenze e momento di incontro e confronto tra registi e pubblico. Fra i giurati di questa edizione il cantautore Francesco Baccini al quale il Festival dedicherà un omaggio, e l’attrice Lisa Galantini.
Oltre ai Premi “Miglior opera di fiction”, “Miglior documentario” e “Miglior Colonna sonora” il Concorso Nazionale per Cortometraggi del GENOVA FILM FESTIVAL attribuisce il Premio della Critica e il “Premio del Pubblico - Provincia di Genova”.
Alla giuria del Concorso Nazionale per Cortometraggi e Documentari hanno partecipato negli anni tanti importanti professionisti del cinema e della televisione come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, Anna Bonaiuto, Marcello Cesena, Davide Ferrario, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher, Enrico Ghezzi, Lina Wertmüller.
Tra gli appuntamenti di questo 2009 da segnalare la sezione Oltre il Confine, una finestra aperta sul cinema internazionale che quest’anno presenta una rassegna dedicata al Cinema prodotto nei Paesi Baschi. Un ritratto straordinariamente complesso della cultura e della creatività di questa regione.
In collaborazione con il Goethe-Institut Genua il Festival dedicherà la sezione ABCinema ad un giovane e brillante regista tedesco che nell’ultima stagione cinematografica ha scosso e stupito le platee di tutta Europa con il film Die Welle (L’onda): Dennis Gansel. Gansel incontrerà il pubblico del Festival per parlare della sua idea di cinema; l’incontro sarà accompagnato da una retrospettiva dei suoi lavori: dai primi cortometraggi girati mentre frequentava la prestigiosa scuola di Cinema di Monaco fino all’apprezzatissimo NaPolA (I ragazzi del Reich) e a Die Welle; ideale dittico in cui il regista si interroga sui crimini nazisti e sulla genesi dei regimi totalitari.
Grande spazio anche al cinema italiano; tra gli ospiti del Festival la regista Alina Marazzi protagonista di Percorsi di Stile e il regista Pappi Corsicato che incontrerà il pubblico del Festival in conversazione con il critico Oreste De Fornari.
La sezione Percorsi di stile, dedicata ad esordienti di talento, ospita come protagonista Alina Marazzi, regista originale e sensibile, che si è prepotentemente segnalata alla critica e al pubblico con il film Un’ora sola ti vorrei, confermando il suo talento con il lungometraggio d’esordio Vogliamo anche le rose.
La sezione Ingrandimenti curata dal critico e autore televisivo Oreste De Fornari, che ogni anno mette a fuoco un insolito protagonista del nostro cinema, sarà dedicata al regista Pappi Corsicato, protagonista originale e fantasmagorico della cosiddetta rinascita del cinema napoletano. Il festival ripercorrerà la carriera di Corsicato attraverso i suoi film da Libera ai Buchi neri fino all’ultima fatica: Il seme della discordia.
Non mancherà il consueto omaggio dedicato a Vittorio Gassman e presentato da Claudio G. Fava che coinvolge ogni anno un gran numero di appassionati.
Il GENOVA FILM FESTIVAL è organizzato dall’Associazione Culturale Daunbailò, una realtà che dal 1997 organizza eventi cinematografici e si occupa di formazione nel settore. Ha fondato e gestisce l’Archivio del Genova Film Festival, mediateca di documentazione cinematografica che conserva a Palazzo Ducale circa 5000 opere, raccolte in 13 anni di attività e programmate in Italia e all’estero. L’Associazione Culturale Daunbailò è anche impegnata nella realizzazione dei Festival X_Science: Cinema tra Scienza e Fantascienza e FIDRA, Festival Internazionale del Reportage Ambientale, la cui prossima edizione si terrà alla fine di Luglio nella cittadina di Arenzano, Liguria.
Il GENOVA FILM FESTIVAL è sostenuto, tra gli altri, da Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova, Goethe-Institut Genua e conta sulla collaborazione di Governo dei Paesi Baschi, Filmoteca Vasca, Rai – Sede Regionale per la Liguria, Kodak, Augustuscolor, Casa della Musica di Genova, Documentary in Europe e Casa editrice Le Mani.
Ogni anno collaborano con il Genova Film Festival le più importanti case di produzione e distribuzione italiane, i più noti enti cinematografici e le cineteche nazionali ed internazionali.
Per informazioni: segreteria@genovafilmfestival.it
Organizzazione e segreteria: Associazione Culturale Daunbailò
Segreteria e Archivio del Genova Film Festival
Palazzo Ducale – P.zza Matteotti 62 – Genova
Tel. 010 5573958 – 349 6222857
Ufficio stampa: Arte e Comunicazione srl
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Grand Hotel

(Grand Hotel)
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 1932
Durata: 112 min
Colore: B/N
Audio: sonoro
Rapporto: 1,37:1
Genere: commedia, drammatico
Regia: Edmund Goulding
Soggetto: William A. Drake, Vicki Baum
Sceneggiatura: William A. Drake, Vicki Baum
Interpreti e personaggi
* Greta Garbo: madame Grusinskaya
* John Barrymore: Baron Felix von Geigern
* Joan Crawford: Flaemmchen
* Wallace Beery: Preysing
* Lionel Barrymore: Otto Kringelein
* Lewis Stone: Dr. Otternschlag
Doppiatori italiani:
Doppiaggio del 1934:
* Francesca Braggiotti: Greta Garbo
Doppiaggio del 1952:
* Anna Proclemer: Greta Garbo
* Ivo Garrani: John Barrymore
* Gemma Griarotti: Joan Crawford
* Vittorio Sanipoli: Wallace Beery
Episodi:
Fotografia: William H. Daniels
Montaggio: Blanche Sewell
Scenografia: Cedric Gibbons
Costumi: Adrian
Premi:
* Premi Oscar 1932: miglior film
Trama: La Grusinskaya, una ballerina giunta ormai alla fine della carriera, fissa una stanza all'hotel, dove si rinchiude e dà sfogo alla sua disperazione. Ha deciso di non mettere più al collo le sue perle, perché è convinta che le abbiano portato sfortuna e un nobile caduto in miseria, il barone Von Gaigern, progetta di rubargliele. Intanto il finanziere Preysing, che ha preso alloggio nello stesso hotel per concludere un affare dal quale dipende la sua salvezza commerciale, seduce la Flaemmchen, una stenografa dell'albergo. Quest'ultima ha deciso che ci sono vie più brevi della stenografia per arrivare alla pelliccia di visone. La Grusinskaya rientra in albergo dopo un ennesimo insuccesso e interrompe l'opera del barone, che rubate le perle, si nasconde precipitosamente nella stessa camera. Vedendo che la ballerina medita il suicidio, egli balza fuori dal suo nascondiglio e le spiega la sua presenza dicendo di essere un suo ammiratore, ma si accorge quasi subito di essere innamorato di lei. Restituisce allora le perle e anche la donna si innamora di lui: i due decidono di andarsene per ricominciare una nuova vita. Intanto il barone ha stretto amicizia con un ex impiegato di Preysing, Kringelein, che, sapendo di essere minato da un male incurabile, ha deciso di spendere tutti i suoi risparmi per vivere alla grande i suoi ultimi giorni. Il barone lo deruba, ma anche questa volta restituisce la refurtiva, vinto dal rimorso.. Alla disperata ricerca di denaro, il barone decide allora di derubare Preysing, che lo sorprende sul fatto e lo uccide colpendolo con il telefono. La Flaemmchen, che ha assistito al delitto, racconta ogni cosa a Kringelein, il quale si vendica dell’ex datore di lavoro facendolo arrestare dalla polizia. Kringelein e la Flaemmchen, che il caso ha unito, fanno progetti per il futuro e decidono di partire insieme per Parigi. All’oscuro dei fatti, la Grusinskaya lascia felice l’albergo convinta di incontrarsi con il barone. Il medico dell’albergo quello stesso mattino si reca al bancone per domandare se ci sono novità per lui e si lamenta che nell’albergo non accada mai nulla.Come dice il buon osservatore, ospite dell'albergo, dott. Otternschlag: "Al Grand Hotel la gente va, la gente viene, ma non succede mai nulla". Agli inizi degli anni Trenta nel panorama della cinematografia mondiale si impose un nuovo stile: quello destinato alla confezione delle cosiddette parate di stelle. Capostipite del genere, decisamente rivolto a ottenere dallo star-system il massimo rendimento economico, fu Grand Hotel, realizzato dalla MGM con la regia di Edmund Goulding. Per la prima volta le locandine annunciavano uno staff di attori provenienti dall’olimpo hollywoodiano egualmente impegnati in un film che all’uscita raccolse consensi e ovazioni sia da parte del pubblico sia da parte della quasi totalità della critica. Erano i tempi dell’affermazione del divismo e le code ai botteghini ove si proiettavano i film con la Garbo o con la Crawford, con Beery o i Barrymore parevano un dato di fatto immutabile. Lo studio system, coinvolgendoli tutti in un’unica pellicola, trovò così la sua pietra filosofale per giungere al pieno successo e stabilirsi in vetta alle classifiche. Grand Hotel era tratto da un racconto della scrittrice Vicki Baum (titolo dell’opera letteraria era Menschen im Hotel) pubblicato nel 1929 in Germania e a cui il pubblico aveva dedicato un immediato trionfo. Per dare maggiore vigore alle sue pagine e infondervi un certo realismo, la Baum si era addirittura impiegata come cameriera presso un albergo berlinese e per sei settimane aveva osservato e raccolto dati su quel campionario di umanità che solitamente ofrrivano i grandi alberghi dell’epoca. Subito ne furono acquistati i diritti per una riduzione teatrale nella Berlino del 1930, ma sulle prime l’operazione non ebbe fortuna. Quella girandola di situazioni in cui trovavano posto una ballerina sulla strada del declino, un barone che è anche un ladro di gioielli, un impiegato colpito da un male incurabile, una dattilografa dalla conturbante bellezza, non sembrava adattarsi al palcoscenico. Ma Kate Corbaley, incaricata dalla MGM di cercare in Europa soggetti da portare sullo schermo, lesse una critica di quel lavoro teatrale e decise di sottoporlo agli studi di produzione per un eventuale acquisto dei diritti cinematografici e teatrali. Ma poiché i diritti teatrali erano già stati ceduti, la MGM si impegnò con Herman Shumlin – produttore di Broadway – a non presentare il film sino a che le repliche in teatro non fossero esaurite, o almeno dopo 15 mesi dall’inizio, fissato per il novembre del 1930. Dunque ci fu tutto il tempo necessario a preparare il lancio del film e scegliere oculatamente regista, sceneggiatori e interpreti. Per la regia si pensò dapprima a Paul Fejos, ma la prova negativa da lui fornita in The Great Lover fece cambiare idea a Thalberg, che si orientò verso Lewis Milestone, reduce dal fortunato All’ovest niente di nuovo, il quale pareva avere tutte le carte in regola per affrontare il gruppo di star coinvolte nell’operazione commerciale della MGM. La fortuna finì per baciare un altro autore, l’inglese Edmund Goulding, che aveva già diretto parecchi film per la Metro. Per Grand Hotel il budget fu di 700.000 dollari, una cifra considerevole, ma non senza precedenti nell’ambito delle realizzazioni delle majors. Fu invece la presenza di divi e dive a farne l’evento internazionale del 1932. Dopo la prima, tenutasi a New York il 12 aprile, si potevano leggere sui quotidiani critiche di questo tenore: indubbiamente Grand Hotel è il film più importante dalla nascita del sonoro ad oggi (New York Times); Vedere la Garbo in un ruolo inedito, libera di recitare come vuole e lontana dai suoi cliché di seduttrice, controbilanciata da un Barrymore che ha abbandonato i facili manierismi, un Wallace Beery nel pieno controllo della sua effervescente capacità di attore dai toni istrionici, una Crawford fare sfoggio della sua acerba e affascinante giovinezza, un Lionel Barrymore emergere con insolita prepotenza dal resto del cast (…) tutto ciò non fa che rendere il film unico nel suo genere, piacevole per qualunque tipo di pubblico e interessante anche per l’addetto ai lavori (The Observer). Soprattutto l’interpretazione della Garbo fu accolta con grande entusiasmo dai critici che la giudicarono impeccabile, ma buone erano anche le prove dei caratteristi Lewis Stone e Jean Hersholt, e le scenografie di Cedric Gibbons, tipiche della Berlino d’anteguerra. Nel 2007, Grand Hotel è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.






Il Cinema ritrovato
XXIII edizione
Bologna, 27 giugno – 4 luglio 2009
Inaugurazione con Frank Capra, Joseph von Sternberg e Scarpette Rosse in Piazza Maggiore
Chiusura con il restauro di Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone
Frank Capra: l’integrale della produzione muta/Omaggio a Vittorio Cottafavi/1909: il cinema di cento anni fa/Feu Mathias Pascal al Comunale/Cinemascope, Kinojudaica, Progetto Chaplin, Maciste, Vichy, Cinema Inglese/ Fiera dell’editoria cinematografica/ Premio DVD Award
Cinema Ritrovato
27 giugno-4 luglio
I luoghi
Come si diventa Frank Capra: l’integrale della produzione muta, nascita e ascesa di uno dei grandi maestri del cinema mondiale, è una tra le sezioni portanti che animeranno la 23ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Mostra Internazionale del Cinema Libero e dalla Cineteca del Comune di Bologna, in programma nel capoluogo emiliano da sabato 27 giugno a sabato 4 luglio, in diversi spazi della città: le due sale del Cinema Lumière della Cineteca, una riservata al muto e l’altra al sonoro (entrambe climatizzate); il Teatro Comunale di Bologna, per una serata di cinema restaurato e musica dal vivo; il Cinema Arlecchino, il magnifico schermo che da anni ci restituisce la bellezza oggi perduta dei grandi formati originali.
Feu Mathias Pascal al Comunale con partitura di Brock
Da Scarpette rosse, fiammante e crudele capolavoro di Powell e Pressburger, in un restauro di UCLA Film & Television Archive con The Film Foundation che ne ha recuperato il vertiginoso Technicolor, a Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone: questi i titoli che ancora una volta risplenderanno in Piazza Maggiore, location mozzafiato che accompagnerà tutte le sere del festival, con l’esclusione della proiezione, accompagnata dall’orchestra al Teatro Comunale, di Feu Mathias Pascal di Marcel L’Herbier, il più grande dei film pirandelliani, presentato nel nuovo restauro curato dalla Cinémathèque Française, con partitura composta da Timothy Brock.
Questi i film che saranno presentati in Piazza Maggiore, ore 22, accesso gratuito:
I film in Piazza Maggiore
Sabato 27 giugno: Red Shoes (Scarpette rosse) Gran Bretagna, 1948 Regia: Michael Powell .
Il capolavoro di Powell sarà preceduto da due autentiche rarità, scoperte a Parigi da Mariann Lewinski per il suo programma dedicato al cinema del 1909, che vengono eccezionalmente presentate in Piazza Maggiore per l’attinenza tematica: si tratta infatti di due preziosissimi documenti relativi alla Prima stagione dei balletti russi a Parigi, avvenuta proprio un secolo fa: La danse du flambeau Francia, 1909 Regia: Jules de Froberville ( Prod.: Les Films du Lion; Int.: Tamara Karsavina Da: CNC - Archives Françaises du Film) e Pas-de-deux et soli Francia, 1909 Regia: Jules de Froberville (Prod.: Les Films du Lion; Int.: Alexandra Baldina, Theodore Kosloff Da: CNC – Archives Françaises du Film)
Lunedì 29 giugno: Pierrot le fou (Il bandito delle ore undici) Francia, 1965 Regia: Jean Luc Godard
Martedì 30 giugno: The Crowd (La folla) Stati Uniti, 1928 Regia: King Vidor
Accompagnamento dal vivo del gruppo Jazz di Otto Donner
Mercoledì 1 luglio: Les vacances de Monsieur Hulot (Le vacanze di Monsieur Hulot) Francia, 1953 Regia: Jacques Tati
Giovedì 2 luglio: Senso Italia, 1954 Regia: Luchino Visconti
Venerdì 3 luglio: Progetto Chaplin
A Day’s Pleasure (Una giornata di vacanza) Stati Uniti, 1919 Regia: Charles Chaplin / Sunnyside (Charlot in campagna) Stati Uniti, 1919 Regia: Charles Chaplin / One Week (Una settimana) Stati Uniti, 1921 Regia: Buster Keaton
Accompagnamento dal vivo diretto da Timothy Brock
Sabato 4 luglio: Il buono il brutto e il cattivo Italia, 1966 Regia: Sergio Leone
Frank Capra: il nome sopra il titolo
‘Il’ regista del Cinema Ritrovato 2009 sarà il grande italo-americano Frank Capra, di cui verrà proposta l’intera e oggi ben poco conosciuta produzione muta (titolo della sezione Frank Capra: il nome sopra il titolo), tra cui Visita incrociatore italiano a San Francisco (1921), The Strong Man (La grande sparata, 1926) e The Younger Generation (La nuova generazione, 1929). Ci sarà da riscoprire un talento comico che tocca il suo vertice proprio in questi anni, nei quali lo sguardo di Capra è già capace di acuta osservazione sociale, ma più leggera e libera rispetto a quell’impegno di ‘rifondazione morale’ che mostreranno certi suoi film d’epoca rooseveltiana.
Non mancherà tuttavia qualche incursione negli otto primi film sonori, come l’anomala sophisticated comedy La donna di platino e l’esotico mélo L’amaro tè del Generale Yen. Il programma di questa sezione è realizzato in collaborazione con Sony-Columbia e vede la partecipazione dello studioso e sceneggiatore Joseph McBride.
Vittorio Cottafavi
L’altro cineasta cui verrà dedicata una personale in dodici titoli è Vittorio Cottafavi, regista paragonabile a Sirk, Fassbinder o Leone per la capacità di affrontare il cinema di genere con rispetto, raffinatezza letteraria, colta ironia e splendide intuizioni visive. La sua sensibilità verso il cinema e la cultura popolare (con una predilezione per i soggetti storici e i peplum) ha dato forme e colori e ritmo narrativo a un’autentica italian epic. La sezione è curata da Adriano Aprà e Giulio Bursi e costituisce una meritata rivalutazione del regista, tra gli altri, di I nostri sogni (1943), Il boia di Lilla (1952) e di Maria Zef (1981).
Il colore più grande della vita
Il CinemaScope per il sesto anno consecutivo ci schiuderà i più larghi orizzonti (con film come Cento Cavalieri di Cottafavi o La belva, insolito western di William Wellman con una ancor più insolita concezione del colore).
È nuova la sezione dedicata proprio al colore (Il colore più grande della vita è il titolo della sezione che si vedrà all’Arlecchino) inizio di una ricerca che proseguirà negli anni a venire. Si comincia ripercorrendo gli usi più interessanti del colore nel corso dei primi cinquant’anni della storia del cinema: i più antichi film colorati a mano, film di Méliès e di de Chomón, i primi sistemi completi a colori (Chronochrome, Kinemacolor di Gaumont), i primi sistemi Technicolor (in film come Redskin di Scherzinger) e naturalmente il miracolo del Technicolor a tre matrici, con esempi di copie originali sopravvissute ai loro tempi gloriosi: tra gli altri La più grande avventura (Drums along the Mohawk) di John Ford, Pandora di Albert Lewin, e naturalmente Scarpette rosse.
Cento anni fa: i film del 1909
Cento anni fa, il viaggio nel tempo che il Cinema Ritrovato propone per la sesta edizione, ci mostrerà ancora una volta i film più interessanti, documentari e di finzione, sulla vita e l'immaginario di chi viveva esattamente un secolo fa. In particolare avremo due eventi speciali: un omaggio a Méliès e una ricostruzione del primo festival di cinema della storia, che ebbe luogo appunto nel 1909. Curatrice della sezione è Mariann Lewinsky.
Omaggio a Eleuterio Rodolfi e Anita Berber
Due piccoli ritratti di eminenti personalità saranno al centro dei programmi muti. Attore, regista, produttore, Eleuterio Rodolfi (1876-1933) è ancora oggi una delle figure più misteriose del cinema italiano tra gli anni Dieci e Venti, autore tra l’altro, nel 1917, d’una celebre versione di Amleto con Amleto Novelli. Anita Berber (1899-1928) è l’androgina e leggendaria figura della Berlino di Weimar, attrice, danzatrice senza veli, scrittrice, ritratta da Otto Dix e altrettanto interessante nelle sue apparizioni sullo schermo giunte fino a noi.
Progetto Chaplin
Dopo l’omaggio a Monta Bell dello scorso anno, il Progetto Chaplin continua a cercare tracce dell’influenza chapliniana nelle opere di chi lavorò con lui: è la volta di Harry d’Abbadie d’Arrast, con due dei suoi film più belli e rari, A Gentleman of Paris(1927) e soprattutto Laughter (1930), tra le primissime romantic comedies sonore.
Tutto Maciste
Ogni mattina, a introdurre gli spettatori alla nuova giornata di Cinema Ritrovato sarà Maciste, grazie al restauro di ben sette titoli, realizzati in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il superuomo italiano fu l’incarnazione dell’eroe mitico capace di avventurarsi nella storia, negli spazi inferi, nella guerra e nella modernità: il primo e forse il più grande di tutti gli ‘uomini forti’ della storia del cinema. Per la sezione Tutto Maciste vedremo tra gli altri Maciste alpino, Maciste innamorato, Maciste in vacanza tutti diretti da Luigi Romano Borgnetto tra il 1916 e il 1920.
Kinojudaica
Curata da Valérie Pozner e Natacha Laurent per la Cinémathèque de Toulouse in collaborazione con il Gosfilmofond, Kinojudaica è una sezione dedicata al cinema russo e sovietico realizzato da attori e registi ebrei, o su tematiche riguardanti la cultura ebraica. Una sezione che permetterà di scoprire film poco noti dei maestri e opere non meno interessanti di registi rimasti a lungo oscuri, autori di film che sembravano banditi per l’eternità. In Kinojudaica, quattro film muti e tre film sonori: tra gli altri Frontiera di Michail Dubson (1935), Il Ritorno di Nathan Becker di Boris Špis e Rašel Mil’man (1931) e Nepokoronnye (Gli indomiti) di Marc Donskoï (1945), impressionante ricostruzione degli orrori della guerra.
Le prime multistorie del cinema inglese
Il cinema inglese sarà presente al Cinema Ritrovato 2009 con una curiosa raffinatezza, un sottogenere del tutto british: una piccola serie di film che offrono una dettagliata rappresentazione della vita sociale di un certo momento storico, mettendo insieme una decina di personaggi appartenenti a ceti diversi, che si incontrano in situazioni ‘destrutturate’, prive di un vero e proprio protagonista. Titoli tutti da scoprire: Rome Express di Walter Forde (1932), Friday the Thirteenth di Victor Saville (1933), The Passing of the Third Floor Back di Berthold Viertel (1935) e al vertice Bank Holiday(1938), il più bel film di Carol Reed degli anni Trenta.
Dalle parti di Vichy, il cinema francese sotto l’occupazione
La sezione dedicata al cinema di Vichy (curata da Eric Le Roy per Les Archives Françaises du Film) consentirà uno sguardo su un periodo enigmatico, drammatico e paradossale del cinema francese, attraverso la ricostruzione di un programma del 17 aprile 1942, lungometraggi e cortometraggi di propaganda girati tra il 1940 e il 1944, documenti ufficiali di Vichy e altri materiali collaborazionisti, insieme a film della resistenza. Un proseguimento ideale delle precedenti rassegne dedicate alla seconda guerra mondiale.
Omaggi, dossier, ospiti
Sulla scia del successo dello scorso anno della rassegna Josef von Sternberg ecco quest’anno il più sublime tra gli ultimi film del maestro, l’infernale I misteri di Shanghai, perfetto film Dietrich senza Dietrich; e le visionarie immagini di una selezione di materiali relativi a I, Claudius, la cui mancata realizzazione è un altro ‘mistero’ che appassiona i cinefili di tutto il mondo.
Sezione particolarmente apprezzata dal pubblico festivaliero è quella dedicata ai Dossier che si sono rivelati negli anni veri e propri contributi innovativi di ricerca su singoli autori o singole opere: quest’anno si vedrà il Dossier Blasetti, interamente curato dalla Cineteca di Bologna, con inediti materiali sull’attività artistica di uno tra i più importanti registi italiani, il Dossier Cinefilia con omaggi a Bernard Chardère, Henri Langlois e André S. Labarthe, il Dossier Chaplin e Napoleone, quello dedicato a Metropolis e ancora due piccole ma preziose sezioni dedicate rispettivamente a La crisi economica ai tempi del muto e a Jean Epstein, il mare come definizione del cinema.
Infine, gradito ospite del festival sarà Richard Leacock. Operatore del film di Flaherty, Louisiana Story, figura di collegamento fra la grande tradizione e le nuove forme del direct cinema, Leacock presenterà il proprio capolavoro, A Portrait of Stravinsky, realizzato nel 1966.
Fiera dell’editoria cinematografica, DVD Award, FIAF Summer School
Il festival promuove inoltre la Fiera dell’Editoria Cinematografica (libri, DVD, antiquariato e vintage) negli spazi della Biblioteca ‘Renzo Renzi’ (via Azzo Gardino 65) dal 27 al 30 giugno e Il Cinema Ritrovato DVD Award (6ª edizione).
Il Cinema Ritrovato ospiterà due seminari: il proseguimento della Film Restoration Summer School / FIAF Summer School 2009, organizzata dalla Cineteca di Bologna, un seminario per i gestori di cinema europei organizzato da Europa Cinema e dal Progetto Schermi e Lavagne.
Il Cinema Ritrovato – XXIII edizione
Bologna, 27 giugno – 4 luglio 2008
Il Cinema Ritrovato 2009 è promosso dalla Mostra Internazionale del Cinema Libero in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna.
Con il contributo di: Comune di Bologna - Settore Cultura e Università; Regione Emilia-Romagna - Assessorato alla Cultura; Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per il Cinema; Fondazione Carisbo; Programma MEDIA e Gruppo Hera.
Con la collaborazione di: Università di Bologna - Dipartimento di Musica e Spettacolo; Fondazione Teatro Comunale e Laboratorio L’Immagine Ritrovata.
Direttore artistico Peter von Bagh; coordinatore Guy Borlée
Luoghi:
Piazza Maggiore
Cinema Lumière (via Azzo Gardino, 65)
Cinema Arlecchino (via Lame, 57)
Teatro Comunale (Largo Respighi 1)
Biglietti:
abbonamento: € 60 (intero); € 30 (ridotto studenti e possessori Carta d’Argento)
biglietto per fasce orarie: € 6 (intero); € 3 (ridotto soci FICC, studenti , possessori Carta d’Argento e Carta Più Feltrinelli)
Ingresso al Teatro Comunale € 15, ridotto € 10
Informazioni:
Segreteria del festival
cinetecamanifestazioni1@comune.bologna.it
tel: (+39) 0512194814
www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2009
Lezione di regia con Giuliano Montaldo
estratto del seminario dedicato alla regia condotto da Giuliano Montaldo - 6° GENOVA FILM FESTIVAL
Freaks

1932, regia di Tod Browning
Titolo originale: Freaks
Altri titoli: FORBIDDEN LOVE, NATURE'S MISTAKES, THE MONSTER SHOW
Nazione: Usa
Anno: 1932
Genere: Horror
Durata: 64'
Regia: Tod Browning
Cast:
WALLACE FORD PHROSO
LEILA HYAMS VENUS
OLGA BACLANOVA CLEOPATRA
ROSCOE ATES ROSCOE
HENRY VICTOR HERCULES
RANDION TORSO VIVENTE
SCHLITZE SE STESSA
EDWARD BROPHY ROLLO BROTHER
ROSE DIONE MADAME TETRALLINI
DAISY EARLES FRIEDA
HARRY EARLES HANS, IL NANO
JOHNNY ECK JOHNNY, IL MEZZO UOMO
ELIZABETH GREEN RAGAZZA UCCELLO
DAISY HILTON DAISY, GEMELLA SIAMESE
VIOLET HILTON VIOLET, GEMELLA SIAMESE
JOSEPHINE JOSEPH L'ERMAFRODITA
KOO KOO RAGAZZA UCCELLO
MATT MCHUGH ROLLO BROTHER
MARTHA MORRIS MERAVIGLIA SENZA BRACCIA
FRANCES O'CONNOR FRANCES, LA RAGAZZA TARTARUGA
PETER ROBINSON SCHELETRO UMANO VIVENTE
OLGA RODERICK DONNA BARBUTA
ANGELO ROSSITTO ANGELENO
ELVIRA SNOW ZIP
JENNY LLE SNOW PIP
Produzione: MGM
Soggetto: tratto dal racconto SPURS di Clarence Robbins
Sceneggiatura: AL BOASBERG, WILLIS GOLDBECK, LEON GORDON, EDGAR ALLAN WOOLF
Fotografia: MERRITT B. GERSTAD
Montaggio: BASIL WRANGELL
Scenografia: CEDRIC GIBBONS, MERRILL PYE

Trama: In un circo, vediamo la bella Cleopatra (magistralmente interpretata dall'attrice russa Olga Baclanova) volteggiare sotto il tendone del circo, da un trapezio all'altro, mentre Hans (un superbo Harry Earles), un nano, la guarda ammirato. Un pò per scherzo, un pò per crudeltà, Cleopatra ricambia le attenzioni di Hans, e questo ingelosisce Frieda, la nana cavallerizza che è fidanzata con lui. L'atteggiamento della trapezista cambia quando, proprio da Frieda, viene a conoscenza che il nano è venuto in possesso di una cospicua fortuna. Decide allora - in accordo con il suo reale amante, il forzuto Hercules - di sposarlo con l'intenzione di accaparrarsi l'eredità, per poi ucciderlo. Nel frattempo, facciamo conoscenza con gli altri personaggi del circo e con la loro vita quotidiana: la donna barbuta, che partorisce una bambina il cui padre è l'uomo scheletro; Josephine-Joseph, l'ermafrodito, che sorpreso da Hercules a spiarlo mentre bacia Cleopatra, si prende un pugno in un occhio; il principe Randion, privo sia degli arti inferiori che di quelli superiori; le ragazze dalla testa a punta e la loro tutrice, madame Tetrallini; le due siamesi, Daisy e Violet, la prima delle quali è sposata a Roscoe, il clown balbuziente, che però non va d'accordo con Violet; Koo Koo, la ragazza uccello; Angeleno, il nano; un mangiatore di spade e uno di fuoco; Phroso, il clown, che consola Venus dopo che questa è stata piantata da Hercules, e alla fine se ne innamora. Per celebrare il matrimonio fra Hans e Cleopatra, i freaks organizzano un banchetto nuziale, durante il quale, cantando in coro, dicono alla sposa che lei è ormai una di loro. Ubriaca e disgustata, Cleopatra manifesta il suo disprezzo nei loro confronti chiamandoli mostri; poi per umiliare Hans davanti a tutti, fa il giro della tavola portandoselo sulle spalle. Il giorno dopo Hans è a letto, malato. Dopo averlo visitato, il medico afferma che è stato avvelenato. Appresa la notizia e verificato l'imbarazzo di Cleopatra, i freaks capiscono tutto e decidono di vendicare Hans, applicando il loro codice, secondo il quale se ne offendi uno, è come se li avessi offesi tutti. In una notte di tempesta, con il cielo squarciato dai lampi, mentre i carrozzoni del circo attraversano un bosco, alcuni di loro aggrediscono Cleopatra dopo averla sorpresa con la boccetta del veleno in mano, mentre altri impediscono a Hercules, pugnalandolo (nel finale che Browning aveva originariamente girato, in un dime museum che si chiama Tetrallini's Freaks and Music Hall, evidentemente di proprietà delle ragazze dalla testa a punta, vediamo prima Cleopatra ridotta a donna-volatile, e poi un uomo che canta in falsetto: è Hercules che, nella notte della vendetta dei freaks, è stato castrato), di sbarazzarsi di Venus, che aveva minacciato di denunciarlo alla polizia. Infine, tornati dall'imbonitore e dal suo pubblico, vediamo che cosa c'è nella scatola. Una donna senza gambe né braccia, con il petto cosparso di piume, il volto sfigurato, ma comunque riconoscibile: è quello di Cleopatra. Ancor oggi guardare Freaks è un’esperienza disturbante, non risulta difficile quindi credere come lo scandalo che venne dal film (Già quando gli studi della MGM cominciano, nell'autunno del 1931, a riempirsi di bizzarri personaggi - gemelle siamesi, uomini privi di arti, donna barbute, ragazze dalla testa a punta, ermafroditi - Mayer va su tutte le furie e cerca di bloccare il progetto, ma Thalberg gli tiene testa. In ogni caso, alla fine di ottobre del 1931 le riprese hanno inizio: dureranno due mesi e saranno contraddistinte dall'amichevole rapporto tra Browning e i freaks, dal disagio e dall'imbarazzo degli altri attori, e dalla, per il momento, benevola supervisione di Thalberg, che si limita a introdurre nello staff degli scrittori Al Boasberg, uno specialista in gag comiche, chiedendogli di alleggerire il tono della vicenda) fu l’inizio della fine, come regista, di Tod Browning, mente geniale fortemente attratta dall'ambiente nomade dei Luna Park, autore del leggendario Dracula del 1931 con Bela Lugosi protagonista, che consegnò al nostro immaginario l’immortale stereotipo dell’aristocratico transilvano assetato di purpurea linfa. Nell’anno (il 1932) che vede passare sugli schermi Piccole Donne, Browning crea, forse al di là delle sue stesse aspettative (il regista rifiuta la proposta di Thalberg di trasposizione cinematografica dell'Arsène Lupin di Maurice Leblanc, con John Barrymore nella parte del ladro gentiluomo e il fratello Lionel in quella del poliziotto che gli dà la caccia e chiede invece di portare sullo schermo un racconto di Clarence Robbins, Spurs, ambientato in un circo francese, pubblicato sulla rivista Munsey Magazine nel 1923. Già all'epoca Browning aveva convinto lo studio ad acquistarne i diritti, e sin dal 1927 aveva cominciato a trarne una sceneggiatura. Mayer e Thalberg decidono, pur fra mille perplessità, di accontentarlo, e arrivano persino a concedergli i due sceneggiatori da lui richiesti per l'occasione, Willis Goldbeck ed Elliott Clawson e Freaks rappresenta, secondo le loro intenzioni, la risposta a Frankenstein e Dr. Jekyll and Mr. Hyde: lo stesso Goldbeck ricorda che Thalberg, nell'affidargli il compito di adattare Spurs, gli chiese di scrivere qualcosa che fosse davvero orribile), un’opera terribile, che tutt'oggi rappresenta il punto cardine della sua scarna ma importantissima filmografia, non solo per la messa in scena di mostruosità reali (non si sofferma mai con compiacimento voyeuristico sulle immagini delle persone deformi, non c'è sensazionalismo e il regista non cade nella trappola dell'exploitation), e forse neanche solo per la cruda analisi sociologica che molti vi hanno voluto vedere (la mostruosità va rintracciata sempre meno nell'esteriorità dei freaks e sempre più nell'interiorità di Hercules e Cleopatra, nella loro brutale e diabolica decisione di sfruttare, umiliare e infine uccidere il nano. A mano a mano che il film procede, ha scritto acutamente Jean-Pierre Oudart sui Cahiers, le posizioni si invertono: la mostruosità s'umanizza, l'umanità si animalizza). Ma cosa ha di così perverso e disturbante Freaks? l’orrore di Freaks è nel fatto che è un film assolutamente senza pietà, per nessuno. Se Cleopatra ed Ercole non lasciano, nella loro avidità, spazio a scrupoli, i poveri esseri deformi esposti nel vaudeville alla morbosa curiosità del pubblico atterrito e deliziato assieme dal mostruoso , suscitano sì commozione, ma non sono i buoni della situazione, non c’è spazio per interpretazioni edificanti. Hanno un codice d’onore e di lealtà, aperto all’accettazione (nella scena della libagione collettiva, in cui una grande coppa di champagne viene accostata alla bocca di tutti i freaks, i quali ne bevono un sorso e la porgono infine a Cleopatra: Bevi, bevi. E' una di noi, è una di noi), ma senza perdono. Uno di quei rari film che fanno saltare diversi schemi, tra cui quelli dell'amore e della sessualità. In effetti, il rapporto fra Hans e Cleopatra ci riporta a una delle grandi ossessioni di Browning, la menomazione come metafora dell'impotenza. Il nano viene ripetutamente provocato dalla trapezista, che arriva persino, in una delle scene più morbosamente erotiche di tutto il cinema americano, a denudarsi una spalla e a farsela massaggiare da lui. Dopo che una preview organizzata a San Diego ha avuto esito disastroso, alla versione voluta da Browning, che durava circa un'ora e mezza, vengono tolti quasi trenta minuti: le notazioni di vita quotidiana sui freaks subiscono un notevole ridimensionamento, mentre l'eliminazione del finale, di cui viene conservato solo il momento in cui si alza il sipario sulla fine ingloriosa di Cleopatra, aveva costretto la produzione a ridurre anche l'unica, autentica scena terrificante del film, quella in cui i freaks, muovendosi nel fango con i coltelli fra i denti, deturpano la trapezista (che nella versione definitiva vediamo semplicemente scappare nel bosco urlando) e si introducono nel carrozzone di Hercules per evirarlo. All'inizio del film c'è un imbonitore che la presenta al pubblico come la più incredibile, la più stupefacente mostruosità che sia mai vissuta sul nostro pianeta, ma lo spettatore ancora non vede nulla. Mentre due signore svengono alla vista del mostro, l'imbonitore racconta che in origine quella creatura era una splendida ragazza di nome Cleopatra. La scena (non si sa se diretta da Browning) serviva a spiegare la presenza conclusiva della donna-volatile; mentre un epilogo in cui Frieda, su insistenza di Phroso e Venus, torna da Hans e si ricongiunge a lui (ne è rimasta qualche traccia in qualche copia, compresa quella trasmessa dalla RAI), aveva lo scopo di dare comunque alla vicenda una parvenza di lieto fine. Una fotografia magistrale, una sceneggiatura intensa, straziante e coinvolgente allo stesso tempo, tanto perfetta da far credere, in alcuni momenti, di assistere a situazioni di real life (l'obiettivo di Browning è umanizzare gli scherzi di natura, renderli, attraverso una minuziosa osservazione delle loro attività di ogni giorno, il più possibile normali, stemperando nella banalità delle loro esistenze l'eccezionalità del loro aspetto: i freaks del film si amano, litigano, giocano, si spaventano, celebrano la nascita di un figlio, festeggiano un matrimonio. Per la stessa ragione, il regista non ce li mostra mai al lavoro, mentre si guadagnano il pane come fenomeni da baraccone), caratteri perfetti,una trama semplice ma mai scontata, un montaggio da scuola. Freaks è un capolavoro crudele, non è da tutti, può segnare molto, sicuramente fa pensare e non consola. Curiosità: la parte di Cleopatra era stata proposta a Myrna Loy e Jean Harlow, che rifiutarono
Tod Browning, Leonardo Gandini (il castoro cinema)
Horror in cento film, Renato Venturelli (Le Mani)







L'angelo azzurro
(Der Blaue Engel)

1930, regia di Josef von Sternberg
"Sapevo che sarebbe tornato. Da me ritornano tutti!"
Anno: 1930
Titolo originale: Der blaue Engel
Altri titoli: The blue Angel - Professor Unrat
Durata: 109
Origine: Germania
Genere: Drammatico
Soggetto: tratto dal romanzo "Professor Unrat" di Heinrich Mann
Musiche: Friedrich Hollander
Canzoni: "Ich bin die fesche Lola", "Ich bin von kopf bis fuss auf liebe eingestellt", "Kinder, heut abend, da such ich mir was aus", "Nimm dich in acht vor blonden frauen"
Produzione: Erich Pommer per l' UFA
Regia: Josef von Sternberg
Prima proiezione: Berlino, 1 aprile 1930
Interpreti:
Emil Jannings Prof. Immanuel Rath
Marlene Dietrich Lola Lola
Kurt Gerron Il direttore
Hans Albers Mazeppa, l'amante
Reinhold Bernt il clown
Eduard von Winterstein il preside
Karl Balhaus studente
Robert Klein-Lork studente
Rolf Muller studente
Roland Verno studente
Wilhelm Diegelmann il capitano
Gerhard Bienert il poliziotto
Ilse Furstenberg la domestica del professore
Hans Roth il guardiano del liceo
Rosa Valetti moglie del direttore
Karl Huszar-Puffy il proprietario del cabaret
Sceneggiatura: Carl Zuckmayer, Karl Vollmoller, Robert Liebmann
Fotografia: Gunther Rittau
Scenografia: Otto Hunte
Trama: Un rigido insegnante d'inglese in un liceo tedesco, il professor Rath, soprannominato 'Unrat' (spazzatura) dagli allievi, viene a sapere che i suoi allievi nascondono foto provocanti di Lola-Lola, una cantante che si esibisce al cabaret l'Angelo Azzurro. Una sera si reca anche lui nel locale per coglierli sul fatto, ma intimamente spinto da torbida curiosità senile. Inseguendo gli studenti penetra nel camerino della cantante, da cui riemerge turbato: miope com'è, si ritroverà in tasca le sue mutandine. E siccome nel trambusto e nell'emozione del primo tete-à-tete con la donna ha dimenticato il cappello, ci ritorna la sera successiva. In effetti quell'ambiente malfamato e la sua attrazione principale lo hanno irretito. Lola-Lola, con voce rauca e atteggiamento volgare, le bellissime gambe inguainate in calze di seta nera, canta Ich bin von Kopf bis Fuss auf Liebe eingestellt (Dalla testa ai piedi sono fatta per l'amore), e l'esimio professore ne è sconvolto al punto da abdicare alla propria rispettabilità e di non accorgersi che tutti lo ridicolizzano per la sua improvvisa passione. Beffeggiato dagli studenti e licenziato dal preside, egli giunge a sposare Lola-Lola e viene accettato dalla troupe. il cui direttore, già durante il pranzo di nozze, esegue su di lui un gioco di prestigio con due uova, mostrando di volerlo impiegare come attrazione supplementare: l'ex cattedratico, che sa fare chicchiricchì, è assai compiaciuto di sé e delle risate che suscita. Da qui ha inizio la degradazione di Rath che arriva a vendere l'immagine della moglie in formato cartolina. Finché, tornando dopo anni nella propria città, egli stesso, ridottosi ormai a fare il pagliaccio, appare sul palco tra i lazzi della clientela morbosamente attratta dalla sua decadenza. Ma mentre esegue il proprio numero, spia la moglie nelle braccia di un amante, e il chicchiricchì gli esce strozzato, doloroso e furibondo. Dopo essersi avventato sulla donna, nella notte, mentre Lola-Lola canta il solito ritornello, si trascina fino alla cattedra del liceo, riverso sulla quale muore, ed è commossamente ripreso in campo lungo, procedimento con il quale era stato inquadrato mentre abbandaonva la scuola. Grazie a Emil Jannings che lo fece chiamare dall'America per dirigerlo ne l'Angelo azzurro, co-produzione UFA-Paramount, tratto dal romanzo di Heinrich Mann Professor Unrat, grazie all'insolita indipendenza accordatagli dal produttore Erich Pommer, Josef von Sternberg aveva finalmente la possibilità di inserirsi nell'arte cinematografica europea. Il romanzo d'origine, non era un feuilleton: scritto nel 1905, era un testo tipico del realismo critico, con implicazioni socioideologiche. Il suo sottotitolo suonava: La caduta di un tiranno. Ora, nel film c'è la caduta ma non c'è più il tiranno: c'è anzi la vittima. Che cosa è dunque accaduto? E' avvenuto che Sternberg, guidando i suoi sceneggiatori in un lavoro di trasposizione assai tormentato, opera uno sfrondamento e una riduzione tale da avvicinare la vicenda più che a Mann al mondo del grande precursore dell'espressionismo teatrale, Frank Wedekind, la cui Lulù dello Spirito della terra viene ribattezzata Lola-Lola (nel romanzo era Rosa Frohlich e aveva un bambino). Tagliando la seconda parte del libro, in cui Unrat strumentalizzava la donna invece d'esserne avvinto, eliminando il figlio della donna e tutte le implicazioni sociali, Sternberg trasforma il romanzo in un copione essenziale e incisivo, inquietante nel disegno dei due personaggi centrali: il professore rispettabile che si umilia travolto dall'animalità erotica di Lola-Lola, fino all'ultimo grado della meschinità, e la stessa Lola-Lola, figura inafferrabile e fatale, proprio come lo spirito della terra. C'è sotto le spoglie di Marlene, l'irruzione del sesso, e ciò conferisce al film una direzione inedita, che mette relativamente in ombra la figura del suo originario protagonista. Tra l'altro l'Angelo azzurro era stato voluto proprio da Jannings, che Sternberg aveva già diretto a Hollywood; e risultò il lancio per la Dietrich, che alcuni anni di carriera cinematografica (aveva già interpretato 17 film in 7 anni, in parti anche di un certo rilievo, con registi come Alexander Korda o il grande Maurice Tourneur) non avevano fatto ancora emergere. Che sia stata la rivelazione avuta una sera a teatro assistendo alla commedia Zwei Kravatten o l'improvvisa decisione nata da una visita occasionale della Dietrich a Erich Pommer alla UFA, certo è che Sternberg decise di assumere Marlene in seguito a una intuizione magnetica. Per meglio controllare, secondo il suo stile (Sternberg non era interessato minimamente al realismo) la vicenda, Sternberg la gira interamente in studio. Gli interni risultano carichi di un'atmosfera che il sonoro accentua e i pochi esterni, modellati espressionisticamente, si riallacciano ai climi psicologicamente instabili del grande muto tedesco. la magia del film, quella che resiste ad oltre settant'anni di distanza, è di aver fatto di una donna fatale, pur con tutta la sua carnalità, l'immagine d'un ossessione, e di un romanzo veristico, che pure è restituito con grande corposità, quasi un'astrazione. Mentre il cammino del professore è una discesa nell'abisso (fin dall'inizio egli è unrat, immondizia), lei è il richiamo sensuale, lo spirito della terra, che gli fa riconoscere se stesso. il personaggio del professore è affidato alla tecnica interpretativa e istrionica di Jannings che, spaziando dal grottesco alla tragedia, trasforma il film in un originale melodramma. Sternberg ottiene che Lola-Lola non distrugga il professore, che si distrugge da solo perché la pasta di cui è fatto lo conduce inevitabilmente alla rovina: dall'incontro con una prostituta che gli ride dietro all'appannamento degli occhiali del professore, al suo dibattersi in una rete da pesca appesa nel locale, lo stile sternberghiano ellittico mostra una serie di riferimenti e corrispondenze che prefigurano la trasgressione, l'accecamento morale e, infine, la caduta di Rath.
Ombre in vendita, Joseph von Sternberg (Bompiani, Cinema)
Fun in a Chinese Laundry, Joseph von Sternberg (Mercury House, 1965).
The Films of Joseph von Sternberg, by Andrew Sarris (Doubleday, 1966).
The Illustrated Guide to Film Directors, by David Quinlan (Barnes and Noble, 1983).
World Film Directors, Volume One, 1890-1945, edited by John Wakeman (H.W. Wilson Co., 1987).
Marlene Dietrich, by Maria Riva (Knopf, 1993).
Who the Devil Made It, by Peter Bogdanovich (Knopf, 1997), contiene un' esaustiva intervista col famoso regista.
Josef von Sternberg, Giovanni Buttafava (Il castoro cinema)





