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Cristiada



Titolo originale     For Greater Glory - The true story of Cristiada
Lingua originale     inglese, spagnolo
Paese di produzione     USA, Messico
Anno     2011
Durata     143 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Genere     drammatico, storico, guerra, epico
Regia     Dean Wright
Soggetto     Michael James Love
Produttore     Pablo Jose Barroso
Fotografia     Eduardo Martinez Solares
Musiche     James Horner
Scenografia     Salvador Parra
Interpreti e personaggi

    Andy Garcia: Enrique Gorostieta Velarde
    Eva Longoria: Tulita
    Peter O'Toole: padre Christopher
    Bruce Greenwood: ambasciatore Morrow
    Oscar Isaac: Victoriano 'El Catorce' Ramirez
    Bruce McGill: presidente Calvin Coolidge
    Nestor Carbonell: Mayor Picazo
    Catalina Sandino Moreno: Adriana
    Santiago Cabrera: padre Vega
    Rubén Blades: Presidente Plutarco Elías Calles
    Eduardo Verástegui: Anacleto González Flores


























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Addio a Tom Bosley, l’Howard Cunningham di “Happy Days”
















Era il «ferramenta» più famoso del mondo, un adepto della «Loggia del Leopardo» e soprattutto l’uomo che col suo inattaccabile buonsenso metteva un freno alle sparate di Fonzie e ai sogni rock’n’roll del figlio Richie Cunningham e dei suoi amici Potsie e Ralph. Tutti lo conoscono come Howard Cunningham, una delle caratterizzazioni più efficaci del serial “Happy Days” ma Tom Bosley - scomparso ieri a 83 anni nella sua villa di Palm Spring in California per un’infezione - era un attore di lungo corso e di grande versatilità. Bosley è nato a Chicago, figlio di Dora e Benjamin Bosley. Durante la Seconda guerra mondiale entrò a far parte della Marina Militare degli Stati Uniti d'America. Mentre ancora frequentava la DePaul University, nel 1947 fece il suo debutto sul palcoscenico di Our Town nel "Fine Arts Theatre". Bosley ha effettuato anche delle performance nel Woodstock Opera House a Woodstock in Illinois, nel 1949 e nel 1950 accanto a Paul Newman. Ha iniziato interpretando il fante di cuori nel 1955 in una produzione televisiva di Alice in wonderland, però il suo debutto alla grande lo ebbe con il ruolo di Fiorello La Guardia, tre volte sindaco di New York nel musical “Fiorello” nel 1959 con cui vinse un Tony Award[2]. Nel 1994 ha ricoperto il ruolo di Maurice ne La Bella e la Bestia. Iniziò con il suo primo ruolo cinematografico nel 1963 come l'aspirante corteggiatore di Natalie Wood in Strano incontro (Love with the Proper Stranger), poi ha avuto altri ruoli nei film come La vita privata di Henry Orient (The World of Henry Orient), Divorzio stile americano (Divorce American Style), Appuntamento sotto il letto (Yours, Mine and Ours) e Gus. Inoltre Bosley ha condiviso una storia sincera sulla sua esperienza con l'Olocausto nel film documentario Paper Clips. Apparì anche in televisione nel 1960 nel programma Diagnosi: Sconosciuto (Diagnosis: Unknow) con Patrick O'Neal, nel 1962 ha interpretato l'assistente procuratore nell'episodio "L'uomo che voleva morire" nel telefilm La legge e il signor Jones (Laws and Mr. Jones). Nel 1969 è apparso nell'episodio Il virginiano (The Virginian). In Happy Days papà Cunningham, coi suoi consigli e le sue battute, era il prototipo di quei padri americani un po’ conservatori i ma al tempo stesso aperti ai giovani. TV Guide aveva classificato Bosley, nelle vesti di Howard Cunningham, al posto numero 9 della classifica dei «50 Greatest Dads of All Time Tv» nel 2004, i 50 più grandi "papà" della storia della Tv. Solo la (finta) svampita moglie Marion (lo ha ricordato così: “Sul set è stato mio marito per undici anni e un papà per tutta la squadra. Eravamo una coppia perfetta”) lo metteva sotto con battute al tempo stesso candide e taglienti; per il resto il suo faccione pacioso teneva a bada persino il ribelle machismo di Fonzie. Nei serial televisivi si faceva ricordare anche quando non era protagonista. Nella popolarissima serie “La signora in giallo” (Murder, She Wrote) è stato a lungo a fianco della scrittrice Jessica Fletcher (Angela Lansbury), nei panni dello sceriffo Amos Tupper, molto ben caratterizzato come tutore della legge di una cittadina del Maine. Tra i ruoli che lo hanno visto da protagonista i film tv “I racconti di padre Dowling” (Father Dowling Mysteries) dove interpretava un prete -investigatore sulle orme di Padre Brown, ma Bosley ha lavorato anche in “Marcus Welby” (progenitore di “Dr House”) e nel mitico (per gli americani) episodio pilota di “Night Gallery” diretto da Steven Spielberg e con protagonista Joan Crawford. nonostante il grande successo televisivo non abbandonò mai il teatro. Così come la sua carriera non si interruppe mai. Bosley è stato anche un doppiatore, è stato ospite in radio nella "General Mills Radio Adventure Theater" una serie drammatica per bambini del 1977. Ha doppiato molti personaggi dei cartoni animati tra cui Harry Boyle in "Wait Tll Your Father Gets Home" Ha dato la voce al carattere di David Gnomo e il proprietario del negozio di Mr Winkle in uno speciale di natale per Bambini. Ha doppiato anche la voce di Geppetto in I sogni di Pinocchio, uscito nel 1987. Nel 2008 ha girato il film tv “Charlie & Me” e pochi mesi fa era tornato in teatro al fianco di Jennifer Lopez in “The Backup Plan”, anche se il suo fisico era già indebolito e minato dall’infezione virale che lo ha portato via ai suoi affezionati spettatori - soprattutto giovani - che nel pazzo mondo dell’«american graffiti» ricorderanno sempre la pacata saggezza di Howard Cunningham. Il New York Times gli ha dedicato un'intera pagina: "Un uomo dalla voce calda, attore con un corpo rotondo che personificava l'autorità paterna".

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Fantasma d'amore
























Titolo originale Fantasma d'amore
Lingua originale italiano
Paese Italia/Germania/Francia/Monaco
Anno 1981
Durata 96 min. / Argentina: 99 min.
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Dino Risi
Soggetto Mino Milani
Sceneggiatura Dino Risi, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti,
Adriano De Micheli,
Luggi Waldleitner (non accreditato)
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Giuseppe Mangano
Costumi Annalisa Nasalli-Rocca
Trucco Corrado Cristofori, Michel Deruelle, Giulio Natalucci
Interpreti e personaggi

* Romy Schneider: Anna Brigatti Zighi
* Marcello Mastroianni: Nino Monti
* Eva Maria Meineke: Teresa Monti
* Wolfgang Preiss: Conte Zighi
* Michael Kroecher: Don Gaspare
* Paolo Baroni: Ressi
* Victoria Zinny: Loredana
* Giampiero Becherelli: Prof. Arnaldi
* Ester Carloni
* Riccardo Parisio Perrotti
* Raf Baldassarre: Luciano
* Maria Simona Peruzzi
* Liliana Pacinotti
* Adriana Giuffrè
* Julian Beck

Fantasma d'amore è un film del 1981, diretto dal regista Dino Risi, ambientato a Pavia.

Tratto dall'omonimo romanzo di Mino Milani, Fantasma d'amore è la storia di un uomo che un giorno per caso incontra sull'autobus una sua vecchia fidanzata, ricomincia una passione, finché alcuni misteriosi indizi si presentano al protagonista. Il film è interamente girato in provincia di Pavia presso luoghi tuttora riconoscibili. Questo straordinario film si avvalse delle musiche composte da un grande musicista Riz Ortolani, che per l'occasione fece venire appositamente a Roma il Re dello Swing Benny Goodman, per incidere col suo storico clarinetto (magicamente) la colonna sonora.


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I quattro cavalieri dell'Apocalisse
























Titolo originale The Four Horsemen of the Apocalypse
Lingua originale Lingua inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1962
Durata 153 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35 : 1
Genere guerra
Regia Vincente Minnelli
Soggetto Vicente Blasco Ibáñez
Sceneggiatura Robert Ardrey,

John Gay
Produttore Julian Blaustein
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer
Fotografia Milton R. Krasner
Montaggio Adrienne Fazan, Ben Lewis
Musiche André Prévin
Scenografia George W. Davis, Urie McCleary, Elliot Scott
Costumi René Hubert, Walter Plunkett
Trucco Charles E. Parker, William Tuttle
Sfondi F. Keogh Gleason, Henry Grace
Interpreti e personaggi

* Glenn Ford: Julio Desnoyers
* Ingrid Thulin: Marguerite Laurier
* Charles Boyer: Marcelo Desnoyers
* Lee J. Cobb: Julio Madariaga
* Paul Lukas: Karl von Hartrott
* Yvette Mimieux: Chi Chi Desnoyers
* Karlheinz Böhm: Heinrich von Hartrott
* Paul Henreid: Etienne Laurier
* Harriet E. MacGibbon: Dona Luisa Desnoyers
* Kathryn Givney: Elena von Hartrott
* Marcel Hillaire: Armand Dibier
* George Dolenz: Gen. von Kleig
* Stephen Bekassy: Col. Kleinsdorf
* Nestor Paiva: Miguel
* Albert Rémy: François

Doppiatori italiani

* Giuseppe Rinaldi: Julio Desnoyers

I quattro cavalieri dell'Apocalisse è un film drammatico di guerra del 1962 basato su un romanzo di Vicente Blasco Ibáñez, diretto da Vincente Minnelli.

Trama

Il patriarca Julio Madariaga (Lee J. Cobb) riunisce le due famiglie, i Desnoyers e i von Hartrott, per una cena dove Heinrich von Hartrott (Karlheinz Böhm) di ritorno da Berlino manifesta il proprio entusiasmo per Adolf Hitler provocando la dura reazione di Madariaga che in un furioso sfogo maledice il nazismo, morendo tra le braccia di Julio (Glenn Ford).

La morte di Madariaga divide nuovamente le due famiglie: i von Hartrott a Berlino e i Desnoyers a Parigi.

Con lo scoppio della II guerra mondiale Parigi viene occupata dai nazisti ed Heinrich, diventato ufficiale SS l'élite del Partito Nazista, incontra in un locale il cugino Julio, inguaribile dongiovanni e viveur dedito alla vita mondana, accompagnato da Marguerite Laurier (Ingrid Thulin) il cui marito, Etienne Laurier (Paul Henreid) è partito per il fronte. Durante la serata le continue ed insistenti avance del Generale von Kleig a Madame Laurier irretiscono Julio provocando la reazione sproporzionata di von Kleig: l'intervento di Heinrich impedisce che il cugino venga arrestato ed accusa il generale di abuso di potere.

Nel mentre Chi Chi (Yvette Mimieux), la giovane Desnoyers, entra nella resistenza parigina e viene arrestata dai nazisti insieme ad alcuni compagni. Il padre Marcelo Desnoyers (Charles Boyer) insieme a Julio riescono ad ottenere dal cognato Karl von Hartrott (Paul Lukas) e da Heinrich la liberazione della ragazza con la promessa che l'accaduto non si ripeta.

Etienne Laurier torna in pessime condizioni dalla prigionia e viene accolto da una stupefatta Madame Lurier. Intanto Julio continua la sua apparente vita mondana e gaudente ma in realtà ferito dalla notizia della morte di Chi Chi uccisa dopo essere stata nuovamente arrestata e torturata, decide che la propria neutralità non ha più senso ed entra a sua volta nella resistenza. Qui incontra Etienne Laurier che gli propone di raggiungere Heinrich in un rifugio segreto delle SS approfittando della propria parentela.

Julio accetta la missione, raggiunge ed incontra Heinrich. Durante la loro conversazione inizia un furioso bombardamento: l'automobile di Julio (fornita di segnalatore) permette agli aerei alleati di localizzare il rifugio

Curiosità

* Vincente Minnelli, inizialmente riluttante a dirigere il film, ha in seguito lavorato per la sceneggiatura spostando la storia dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale.
* Sempre Minnelli voleva Alain Delon e Romy Schneider per i ruoli principali che però declinarono, scegliendo in un secondo momento Glenn Ford ed Ingrid Thulin (doppiata da Angela Lansbury).
* La maggior parte del film è stato girato a Parigi, durante la primavera e l'estate del 1960.
* Economicamente fu un flop.
* Mike Bongiorno ha lavorato come comparsa, interpretando il ruolo di una delle guardie naziste al posto di blocco











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Era notte a Roma

























Titolo originale Era notte a Roma
Paese Italia
Anno 1960
Durata 120 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, guerra
Regia Roberto Rossellini
Soggetto Sergio Amidei
Sceneggiatura Sergio Amidei, Diego Fabbri, Brunello Rondi, Roberto Rossellini
Fotografia Carlo Carlini
Musiche Renzo Rossellini
Interpreti e personaggi

* Giovanna Ralli: Esperia
* Paolo Stoppa: Principe Alessandro Antoniani
* Renato Salvatori: Renato
* Sergej Fëdorovič Bondarčuk: Fyodor Nazukov
* Leo Genn
* Peter Baldwin
* Enrico Maria Salerno
* Laura Betti
* Sergio Fantoni
* Hannes Messemer
* Rosalba Neri










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Tempo d'estate

























« Quella è Burano .... Una volta la chiamavano l'isola dove finisce l'arcobaleno ... Perché ha tutti i colori dell'iride »

(Renato de Rossi)

Titolo originale Summer madness/Summertime
Lingua originale Inglese/Italiano
Paese Gran Bretagna/USA
Anno 1955
Durata 130 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia sentimentale
Regia David Lean
Soggetto Arthur Laurents
Sceneggiatura H.E. Bates, David Lean
Produttore Ilya Lopert, Alexander Korda
Fotografia Jack Hildyard
Montaggio Peter Taylor
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Vincent Korda
Interpreti e personaggi

* Katharine Hepburn: Jane Hudson
* Rossano Brazzi: Renato de Rossi
* Isa Miranda: Signora Fiorini
* Darren McGavin: Eddie Yaeger
* Mari Aldon: Phyl Yaeger
* Jane Rose: Signora Mcllhenny
* MacDonald Parke: Signor Mcllhenny
* Jeremy Spenser: Vito de Rossi
* Gaetano Autiero: Mauro
* Virginia Simeon: Giovanna

Doppiatori italiani

* Lydia Simoneschi: Katharine Hepburn
* Anna Miserocchi: Isa Miranda
* Flaminia Jandolo: Mari Aldon
* Dhia Cristiani: Jane Rose
* Luigi Pavese: MacDonald Parke

Trama

Jane Hudson è una donna americana non più giovanissima che arriva a Venezia per una vacanza. La donna è entusiasta del paesaggio, tanto che filma tutto, anche l'arrivo in treno. Sul traghetto che porta dalla stazione alla città, incontra i signori Mcllhenny, americani anch'essi, che stanno girando l'Europa. Per combinazione, abiteranno tutti alla pensione Fiorini. Qui Jane si trova una stanza con terrazzino e una visione mozzafiato su Venezia e la laguna. Inizia così la vacanza, girando per la città e filmando tutto e tutti. Essendo sola, però, ogni tanto si trova malinconica e triste. Un giorno, seduta a un tavolino di piazza San Marco, si accorge di essere osservata da un uomo affascinante seduto poco distante e turbata si allontana in fretta. Poco dopo entra in un negozio di antiquariato per acquistare una coppa di vetro, ed il negoziante è lo stesso uomo. Sempre più turbata, si fa accompagnare da Mauro (un ragazzino che vive di espedienti) nei dintorni del negozio ed inavvertitamente, cade in acqua. Tornata alla pensione, viene raggiunta dall'antiquario che inizia a farle la corte. Affascinata la donna, cede alle lusinghe di Renato de Rossi e inizia a uscire con lui, continuando a frequentarlo anche quando scopre che lui è sposato ma separato. Infine, temendo il logorio del rapporto, parte per tornare in America, con questo stupendo ricordo di un amore estivo.

Note

* Il film non ebbe molti consensi da parte della critica ma ebbe un buon responso ai botteghini e consenso di pubblico, soprattutto di lingua inglese
* Questo film segna il lancio definitivo di David Lean verso le mega produzioni. Dopo questo lavoro, infatti, arriveranno tra gli altri Il dottor Zivago, Lawrence d'Arabia e Il ponte sul fiume Kwai
* Nella caduta nel canale Katharine Hepburn contrasse una infezione all'occhio che non guarì mai completamente
* Sono splendide le inquadrature di Venezia e dei monumenti, assolutamente non convenzionali.
* È tratto dalla commedia "The Time of the Cuckoo" di Arthur Laurents del 1952

Colonna sonora

Una speciale menzione per la colonna sonora di Alessandro Cicognini che rielabora canzoni popolari italiane come "Sul mare luccica. (Santa Lucia)". Vi sono anche pezzi di Gioachino Rossini
Premi e nomination [modifica]

* 1956 - Nomination all'Oscar come miglior attrice protagonista per Katharine Hepburn e nomination per la miglior regia a David Lean
* 1956 - Nomination ai BAFTA Awards per il miglior film e la miglior attrice protagonista (Katharine Hapburn)
* 1955 - Vinto il NYFCC Award (New York film critics circle awards) per il miglior regista a David Lean








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La cena delle beffe

























Titolo originale La cena delle beffe
Paese Italia
Anno 1941
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alessandro Blasetti
Soggetto dall'omonimo poema drammatico di Sem Benelli
Sceneggiatura Alessandro Blasetti, Renato Castellani
Produttore Giuseppe Amato
Casa di produzione Cines
Distribuzione (Italia) ENIC
Fotografia Mario Craveri
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Giuseppe Becce
Scenografia Virgilio Marchi
Costumi Gino Sensani
Interpreti e personaggi

* Amedeo Nazzari: Neri Chiaramantesi
* Osvaldo Valenti: Giannetto Malespini
* Clara Calamai: Ginevra
* Valentina Cortese: Lisabetta
* Memo Benassi: Il Tornaquinci
* Piero Carnabuci: Fazio
* Lauro Gazzolo: Il Trinca
* Alberto Capozzi: Ser Luca
* Alfredo Varelli: Gabriello Chiaramantesi
* Luisa Ferida: Fiammetta
* Elisa Cegani: Laldòmide
* Nietta Zocchi: Cinzia
* Silvio Bagolini
* Umberto Sacripante
* Aldo Silvani
* Gildo Bocci
* Adele Garavaglia
* Margherita Bagni
* Lilla Brignone
* Carlo Minello
* Guglielmo Sinaz

La cena delle beffe è un film del 1941 diretto da Alessandro Blasetti, tratto dall'omonimo dramma di Sem Benelli.

È entrato nella storia per il primo seno nudo del cinema sonoro italiano,[1] che costò alla protagonista Clara Calamai, una delle maggiori dive dell'epoca, l'anatema delle autorità ecclesiastiche e alla pellicola il divieto ai minori di 16 anni.

È stato il film che ha dato la popolarità ad Amedeo Nazzari, che qui recita la battuta divenuta popolare «...chi non beve con me, peste lo colga!».

Inoltre questo film viene anche spesso ricordato per essere uno dei film interpretati dai due attori e giovani amanti Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che, di lì a pochi anni, verranno uccisi dai partigiani.

Trama:

Nella Firenze rinascimentale di Lorenzo il Magnifico, gli arroganti fratelli Neri e Gabriello Chiaramantesi perseguitano da anni il pacifico Giannetto Malespini con pesanti scherzi e provocazioni di crescente crudeltà, infierendo tanto più quanto meno il rivale è capace di reagire agli insulti di cui è vittima.

Lo scontro giunge al culmine quando l'oggetto della contesa diventa la bella Ginevra. La donna, serva in casa Chiaramantesi, era stata offerta a Malespini in gesto di denigrazione, ma quando Neri la vede trasformarsi accanto al mediocre nemico in una splendida cortigiana, se la riprende con la forza, denudandola sotto gli occhi di Giannetto e liberandosi di lui facendolo buttare nel fiume.

Umiliato per l'ennesima volta, ma stavolta soprattutto privato di Ginevra, la quale per altro si è prontamente adattata alla compagnia di Neri, Giannetto decide di vendicarsi una volta per tutte dei terribili Chiaramantesi. Con l'intercessione dell'autorevole Tornaquinci, disposto ad aiutarlo a rifarsi delle tante ingiustizie subite, li invita ad una cena di riappacificazione, a cui i due presenziano come gesto di rispetto verso l'illustre ospite, a cui perfino loro portano il dovuto rispetto, ma anche di ulteriore spregio verso un nemico che sembra dimostrare nuovamente la sua debolezza. Giannetto però ha attentamente pianificato le sue mosse: prima divide abilmente gli avversari, costringendo Gabriello ad una precipitosa partenza dalla città quando insinua, a ragione, che lui sia interessato a Ginevra quanto e più del fratello Neri; poi sfrutta la presunzione di Neri sfidandolo ad una bravata che non può rifiutare.

Quando Neri irrompe in una locanda armato di tutto punto, come stabilito, viene però assalito dai presenti che lo stavano aspettando, perché è stata diffusa ad arte la falsa notizia che lui fosse impazzito ed animato da intenzioni assassine e il suo esuberante arrivo non ha fatto che confermare la voce. Mentre lui è a costretto a rifugiarsi in una torre campanaria, Giannetto, che ne ha preso gli abiti che si è tolto alla cena per mettersi in armatura, si reca a casa Chiaramantesi e riesce a entrare indisturbato nel letto di Ginevra, che solo la mattina dopo scopre con chi abbia effettivamente trascorso la notte.

Neri riesce a sfuggire alla trappola e tornare a casa, dove scopre la grande beffa orchestrata dal rivale, ma viene catturato prima che possa scatenare la propria furia vendicativa. Giannetto, facendosi forte del nome del Tornaquinci, lo fa mettere in prigione e finge di volerlo far rinsavire dalla pazzia con una cura d'urto, mettendolo di fronte a uomini, come il Trinca, e soprattutto donne, come Fiammetta, che Neri ha offeso o di cui si è approfittato. Fra loro c'è però anche la giovane Lisabetta, innamorata di Neri, che coglie questa occasione per avvicinarlo. Quando Giannetto gli offre di liberarlo, a patto che le reciproche offese vengano dimenticate, Neri rifiuta sdegnosamente e poi, con l'aiuto di Lisabetta, finge di essere effettivamente impazzito, a causa dei tormenti della prigionia.

Giannetto, convinto che Neri non sia affatto diventato inoffensivo e si tratti solo di una finzione, decide comunque di liberarlo, ma prepara un'ultima, terribile beffa, approfittando del ritorno in città di Gabriello, accorso alla notizia delle vicissitudini del fratello. Quella notte Neri si reca da Ginevra per uccidere Giannetto mentre si trova a letto con la donna, ma quando, dopo aver ucciso il nemico, se lo ritrova vivo e vegeto fuori dalla stanza, con aria beffarda, scopre inorridito di aver ucciso il proprio fratello, a cui Giannetto aveva concesso di sostituirlo per soddisfare infine il suo profondo desiderio per la donna. Neri, resosi conto del tragico errore, non può sopportare la consapevolezza del delitto commesso e stavolta perde davvero la ragione e si rivolge a Giannetto chiamandolo Gabriello, convincendosi di aver effettivamente ucciso il rivale e non l'amato fratello.



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